Antonio Ciliberti Arcivrscovo di Caranzaro-Squillace
Ogni uomo e ogni donna che Dio ha mandato su questa terra è un dono fatto a tutta l'umanità. Infatti, Dio tutti ricolma dei suoi talenti e dei suoi carismi, affinché ciascuno, poi, li impieghi a favore del bene più grande.
Ma se tutti sono colmati di questi doni di grazia, non tutti ne acquistano coscienza e consapevolezza: succede talvolta che molti lasciano nel fondo del loro cuore questi carismi, non assumendoli e dunque non rispondendo al Signore che invita tutti a lavorare nella sua vigna.
Natuzza Evolo non è tra questi. Ella non è stata solo consapevole dei doni di grazia che Dio ha riversato nel suo cuore, ma ha anche corrisposto a questi doni con l'impegno di tutta la sua vita a servizio di Dio, sull'esempio della Vergine Maria.
Ha offerto, anzitutto, il dono della sua vita come oblazione gradita per la conversione dei lontani: lo attesta anche la sua devozione al Cuore Immacolato di Maria rifugio delle anime. È questo amore per la Vergine e per suo Figlio che in Lei si è fatto carità operosa attraverso la nascita dei "Cenacoli di preghiera", che vogliono essere il luogo dove ciascun fedele possa fare esperienza dell'immenso amore della Madre celeste.
La sua offerta non era solo spirituale, ma anche reale partecipazione alla Passione di Cristo. Questo attesta che la conformazione a Cristo non deve interessare solo il nostro spirito e la nostra anima, ma tutta la persona. Anche con il corpo deve conformarsi al mistero di grazia che si è compiuto in maniera perfetta in Cristo Gesù. Non c'è autentica vita cristiana se non si partecipa alla passione di Cristo: passione nel fare la volontà del Padre, passione per tutte le anime, passione che si fa amore folle e infuocato che si dona a Dio senza misura e senza nulla trattenere di sé, ma consumando tutto sull'altare della volontà del Padre.
Il suo testamento spirituale ci attesta la passione d'amore per tutte le persone che diventa esortazione a vivere la medesima esperienza: "Datevi con amore, con gioia, con carità e affetto per amore degli altri. Operate con opere di misericordia. Quando una persona fa un bene ad un'altra persona non può rimproverarsi il bene che ha fatto, ma deve dire: 'Signore ti ringrazio che mi hai dato la possibilità di fare il bene' e deve ringraziare anche la persona che le ha permesso di fare il bene. È un bene per l'una e per l'altra. Passione per le anime che non cessa con la morte, ma che continua in cielo, grazie alla perfetta comunione che vige tra la Chiesa dei viatori e quella celeste: "Vi assicuro che non abbandono nessuno. Voglio a tutti bene. E anche quando sarò dall'altra parte, continuerò ad amarvi e a pregare per voi".
In lei la vita si è fatta esempio di fede vissuta. Fede umile, ricca di carità, aperta all'amore e all'accoglienza degli altri, paziente, obbediente. Fede divenuta abbandono fiducioso alla volontà di Dio.
Il nostro grazie va a Dio per averci offerto in questa donna semplice un esempio di fede, di carità e di speranza.
IL MIO RICORDO DI NATLZZADora Samà
Il ritorno della grande mistica di Paravati, Natuzza Evolo, nella Casa del Padre, ha lasciato un vuoto incolmabile tra i congiunti e ha suscitato dolore e sgomento nella grande famiglia dei suoi devoti che, sparsi in tutto il mondo, continuano ad invocarla con l'appellativo di "mamma".
Sento il dovere di esprimerle la mia gratitudine, anche se le mie parole sono inadeguate di fronte alla sua bellezza soprannaturale, per avermi concesso la gioia d'incontrarla, per aver goduto varie volte di alcuni suoi doni speciali, per avermi sostenuta con i suoi saggi consigli in diverse situazioni e per essere stata sempre vicina alla mia famiglia con le sue efficaci preghiere.
Ci siamo conosciute in estate, alla fine degli anni settanta, nel mio paese di Sant'Andrea Jonio (CZ), dove la sua visita con il figlio Francesco e il genero Mimmo Varone, è stata una graditissima sorpresa.
La seconda volta ha accettato il mio invito nella casa di Napoli, venendo con il figlio Francesco che, iscritto alla Facoltà di Medicina nell'Università del II Policlinico di Napoli, quando veniva per gli esami, era accolto da me e dai miei figli come uno di famiglia.
In quei giorni la loro presenza ci ha resi felici e, tuttora, mi ritengo privilegiata per aver ascoltato da lei il racconto della sua vita: dall'apparizione del Frate Eremita, San Francesco di Paola, dagli straordinari fenomeni soprannaturali avuti sin da ragazza, alla dolorosa partecipazione alla Passione di Cristo.
Esponeva con naturalezza e semplicità ogni episodio, senza presunzione o esibizionismo, come se ogni creatura avesse le sue stesse doti e c'era in lei tanta umiltà da definirsi spesso "verme di terra".
Se rievoco il mio fallito tentativo d'insegnarle a scrivere il suo nome guidandole la mano, come si fa con un bambino, la rivedo sudata mentre, arrendendosi, mi fissa sorridente con lo sguardo penetrante e mi dice: "Il Signore mi ha creata ignorante. Sono una povera analfabeta e continuo a firmare con il segno di croce".
Era tanto umile quanto ingenua da ritenermi capace di spiegarle alcuni eventi "strani", sorprendenti anche per lei, come i segni emografici e la bilocazione: perché senza allontanarsi da casa si trovava, nello stesso momento, in un luogo diverso? Come mai le appariva tra le mani l'oggetto che in quel posto aveva ricevuto in dono? Anche la scienza si arrende di fronte ai fenomeni soprannaturali, inspiegabili con la sola ragione!
La grande modestia impediva a Natuzza di rendersi conto della sapienza che possedeva per opera dello Spirito Santo, tanto da discutere con persone consacrate, persino di argomenti teologici!
Riusciva a consigliare, a confortare, a trasmettere speranza e fiducia nel Signore in chi si fidava di lei e svolgeva quotidianamente un intenso e fecondo apostolato d'amore e di carità verso il prossimo, senza venir meno ai suoi doveri di madre e di sposa.
Ricordava a memoria i messaggi ascoltati da Gesù e dalla Vergine nelle loro apparizioni, riferendoli non in dialetto, ma in lingua italiana e si rattristava pensando a Gesù che, molto angosciato, la esortava in ogni Sua Passione a soffrire non solo per i peccatori, ma anche per "i deboli sacerdoti" che non apprezzano il grande dono del loro ministero e, non svolgendolo degnamente, allontanano le anime dal retto sentiero.
Con quanto amore Natuzza Lo supplicava ogni volta di aumentarle la sofferenza, sperando di raddoppiare le conversioni per dare sollievo al Suo Divin Cuore!
Affidava ogni giorno l'intera umanità al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e la implorava di proteggere, soprattutto, i giovani che tanto amava e noi siamo sicuri della sua presenza per guidarci verso la santità alla quale siamo stati chiamati sin dalla nascita.
Natuzza è vissuta alla luce della Croce accettando fortemente di rivivere nel corpo e nello spirito i momenti dolorosi della Passione, seguendo Cristo fino al Calvario per partecipare nell'opera redentrice e per darGli la prova del suo infinito amore.
Rivolgiamoci con fervore allo Spirito Santo, perché l'umile e fedele seguace del Signore Gesù, Natuzza Evolo, grazie alla diffusa fama di santità, alle virtù esercitate in modo eroico, al sofferto martirio condiviso con Cristo e alla perfetta adesione alla divina volontà, venga glorificata dalla Chiesa in tempi alquanto brevi. (Tratto da: “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”
Un gran dono Mamma Natuzza , grazie e complimenti Arcivescovo Antonio
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