domenica 19 febbraio 2012

NATUZZA DONO DI DIO ALL’UMANITA’

Antonio Ciliberti Arcivrscovo di Caranzaro-Squillace
Ogni uomo e ogni donna che Dio ha mandato su questa terra è un dono fatto a tutta l'umanità. Infatti, Dio tutti ricolma dei suoi talenti e dei suoi carismi, affinché ciascuno, poi, li impieghi a favore del bene più grande.
Ma se tutti sono colmati di questi doni di grazia, non tutti ne acquista­no coscienza e consapevolezza: suc­cede talvolta che molti lasciano nel fondo del loro cuore questi carismi, non assumendoli e dunque non ri­spondendo al Signore che invita tutti a lavorare nella sua vigna.
Natuzza Evolo non è tra questi. Ella non è stata solo consapevole dei doni di grazia che Dio ha riversato nel suo cuore, ma ha anche corrispo­sto a questi doni con l'impegno di tutta la sua vita a servizio di Dio, sul­l'esempio della Vergine Maria.
Ha offerto, anzitutto, il dono del­la sua vita come oblazione gradita per la conversione dei lontani: lo at­testa anche la sua devozione al Cuo­re Immacolato di Maria rifugio delle anime. È questo amore per la Vergi­ne e per suo Figlio che in Lei si è fat­to carità operosa attraverso la nascita dei "Cenacoli di preghiera", che vo­gliono essere il luogo dove ciascun fe­dele possa fare esperienza dell'im­menso amore della Madre celeste.
La sua offerta non era solo spiri­tuale, ma anche reale partecipazione alla Passione di Cristo. Questo atte­sta che la conformazione a Cristo non deve interessare solo il nostro spirito e la nostra anima, ma tutta la persona. Anche con il corpo deve conformarsi al mistero di grazia che si è compiuto in maniera perfetta in Cristo Gesù. Non c'è autentica vita cristiana se non si partecipa alla pas­sione di Cristo: passione nel fare la volontà del Padre, passione per tutte le anime, passione che si fa amore folle e infuocato che si dona a Dio senza misura e senza nulla trattenere di sé, ma consumando tutto sull'alta­re della volontà del Padre.
Il suo testamento spirituale ci at­testa la passione d'amore per tutte le persone che diventa esortazione a vi­vere la medesima esperienza: "Date­vi con amore, con gioia, con carità e affetto per amore degli altri. Operate con opere di misericordia. Quando una persona fa un bene ad un'altra persona non può rimproverarsi il be­ne che ha fatto, ma deve dire: 'Signo­re ti ringrazio che mi hai dato la pos­sibilità di fare il bene' e deve ringra­ziare anche la persona che le ha per­messo di fare il bene. È un bene per l'una e per l'altra. Passione per le anime che non cessa con la morte, ma che continua in cielo, grazie alla perfetta comunione che vige tra la Chiesa dei viatori e quella celeste: "Vi assicuro che non abbandono nessuno. Voglio a tutti bene. E anche quando sarò dall'altra parte, conti­nuerò ad amarvi e a pregare per voi".
In lei la vita si è fatta esempio di fede vissuta. Fede umile, ricca di ca­rità, aperta all'amore e all'accoglien­za degli altri, paziente, obbediente. Fede divenuta abbandono fiducioso alla volontà di Dio.
Il nostro grazie va a Dio per aver­ci offerto in questa donna semplice un esempio di fede, di carità e di spe­ranza.
 
IL MIO RICORDO DI NATLZZADora Samà
Il ritorno della grande mistica di Paravati, Natuzza Evolo, nella Casa del Padre, ha lasciato un vuoto incolmabile tra i congiun­ti e ha suscitato dolore e sgomento nella grande famiglia dei suoi devoti che, sparsi in tutto il mondo, conti­nuano ad invocarla con l'appellativo di "mamma".
Sento il dovere di esprimerle la mia gratitudine, anche se le mie pa­role sono inadeguate di fronte alla sua bellezza soprannaturale, per avermi concesso la gioia d'incontrar­la, per aver goduto varie volte di al­cuni suoi doni speciali, per avermi sostenuta con i suoi saggi consigli in diverse situazioni e per essere stata sempre vicina alla mia famiglia con le sue efficaci preghiere.
Ci siamo conosciute in estate, alla fine degli anni settanta, nel mio pae­se di Sant'Andrea Jonio (CZ), dove la sua visita con il figlio Francesco e il genero Mimmo Varone, è stata una graditissima sorpresa.
La seconda volta ha accettato il mio invito nella casa di Napoli, ve­nendo con il figlio Francesco che, iscritto alla Facoltà di Medicina nell'Università del II Policlinico di Napoli, quando veniva per gli esami, era accolto da me e dai miei figli co­me uno di famiglia.
In quei giorni la loro presenza ci ha resi felici e, tuttora, mi ritengo privilegiata per aver ascoltato da lei il racconto della sua vita: dall'appari­zione del Frate Eremita, San France­sco di Paola, dagli straordinari feno­meni soprannaturali avuti sin da ra­gazza, alla dolorosa partecipazione alla Passione di Cristo.
Esponeva con naturalezza e sem­plicità ogni episodio, senza presun­zione o esibizionismo, come se ogni creatura avesse le sue stesse doti e c'era in lei tanta umiltà da definirsi spesso "verme di terra".
Se rievoco il mio fallito tentativo d'insegnarle a scrivere il suo nome guidandole la mano, come si fa con un bambino, la rivedo sudata men­tre, arrendendosi, mi fissa sorridente con lo sguardo penetrante e mi dice: "Il Signore mi ha creata ignorante. Sono una povera analfabeta e conti­nuo a firmare con il segno di croce".
Era tanto umile quanto ingenua da ritenermi capace di spiegarle alcu­ni eventi "strani", sorprendenti an­che per lei, come i segni emografici e la bilocazione: perché senza allonta­narsi da casa si trovava, nello stesso momento, in un luogo diverso? Co­me mai le appariva tra le mani l'og­getto che in quel posto aveva ricevuto in dono? Anche la scienza si arrende di fronte ai fenomeni soprannaturali, inspiegabili con la sola ragione!
La grande modestia impediva a Natuzza di rendersi conto della sa­pienza che possedeva per opera dello Spirito Santo, tanto da discutere con persone consacrate, persino di argo­menti teologici!
Riusciva a consigliare, a conforta­re, a trasmettere speranza e fiducia nel Signore in chi si fidava di lei e svolgeva quotidianamente un intenso e fecondo apostolato d'amore e di carità verso il prossimo, senza venir meno ai suoi doveri di madre e di sposa.
Ricordava a memoria i messaggi ascoltati da Gesù e dalla Vergine nel­le loro apparizioni, riferendoli non in dialetto, ma in lingua italiana e si rattristava pensando a Gesù che, molto angosciato, la esortava in ogni Sua Passione a soffrire non solo per i peccatori, ma anche per "i deboli sa­cerdoti" che non apprezzano il gran­de dono del loro ministero e, non svolgendolo degnamente, allontana­no le anime dal retto sentiero.
Con quanto amore Natuzza Lo supplicava ogni volta di aumentarle la sofferenza, sperando di raddoppia­re le conversioni per dare sollievo al Suo Divin Cuore!
Affidava ogni giorno l'intera umanità al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e la im­plorava di proteggere, soprattutto, i giovani che tanto amava e noi siamo sicuri della sua presenza per guidarci verso la santità alla quale siamo stati chiamati sin dalla nascita.
Natuzza è vissuta alla luce della Croce accettando fortemente di rivi­vere nel corpo e nello spirito i mo­menti dolorosi della Passione, se­guendo Cristo fino al Calvario per partecipare nell'opera redentrice e per darGli la prova del suo infinito amore.
Rivolgiamoci con fervore allo Spirito Santo, perché l'umile e fedele seguace del Signore Gesù, Natuzza Evolo, grazie alla diffusa fama di santità, alle virtù esercitate in modo eroico, al sofferto martirio condiviso con Cristo e alla perfetta adesione al­la divina volontà, venga glorificata dalla Chiesa in tempi alquanto brevi. (Tratto da: “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”

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