venerdì 23 settembre 2011

Benedetto XVI - Udienza generale 17 agosto 2011

Nel nostro tempo siamo assorbiti da tante attività e impegni, preoccupazioni, problemi; spesso si tende a riempire tutti gli spazi della giornata, senza avere un momento per fermarsi a riflettere e a nutrire la vita spirituale, il contatto con Dio. Maria ci insegna quanto sia necessario trovare nelle nostre giornate, con tutte le attività, momenti per raccoglierci in silenzio e meditare su quanto il Signore ci vuol insegnare, su come è presente e agisce nel mondo e nella nostra vita: essere capaci di fermarci un momento e di meditare.

L´Angelo Custode: testimonianza su Padre Pio

Un giorno, due sposi insegnanti, tornando da scuola, trovarono il loro bambino febbricitante. Provarono dei farmaci casalinghi, ma non servirono a nulla. A mezzanotte il marito disse a sua moglie: "Bisogna pure andare a letto, se domani dobbiamo andare a scuola. Tu dormi qui con il bambino ed io dormirò nell´altra camera". Poco prima di andare a letto ricordò di aver letto, in un libro di Padre Pio, che gli si potevano mandare gli angeli; e così fece: era l´una meno cinque. Si svegliò alle tre e pensò subito di andare a vedere come stava suo figlio. Lo trovò sano a letto. Felice, svegliò sua moglie, e le disse: "il bambino sta bene" Lei rispose: "Me lo spiego, perché prima di andare a letto ho mandato l´angelo custode da Padre Pio". E risultò che l´avevano fatto tutti e due.
Dopo alcune settimane, questo signore andò da Padre Pio per ringraziarlo personalmente. Quando entrò in sacrestia, Padre Pio era circondato da molti uomini, ma, vedendolo arrivare, gli disse con umorismo: "Con voi non si può nemmeno riposare di notte" L´insegnante imbarazzato chiese scusa, ma Padre Pio rispose bonariamente: "Perché ti scusi? Io sono sempre felice quando arrivano gli angeli, anche se arrivano di notte". Questo signore ringraziò il Padre, ma la risposta fu: "Va davanti al Tabernacolo e dalla Madonna".Un po´ impacciato e timido, poiché tutti lo guardavano disse: "Padre Pio, potrei chiederle quale angelo arrivò prima da lei: quello di mia moglie o il mio?". Sorridendo Padre Pio rispose: "Il tuo angelo custode arrivò all´una meno cinque, e quello di tua moglie un po´ dopo".Dal Sorriso di Padre Pio

Scintilla

Il tempo che impieghi nella preghiera, Dio te lo restituira' con altrettante benedizioni nelle tue opere. La preghiera ti fa gustare il cielo, dilata il tuo cuore e lo rende capace di amare Dio. Il più bel compito dell'uomo è quello di pregare e amare. Quando preghi parli con Dio. La preghiera è divina perchè anche il Signore ha pregato.

La preghiera è vita con Dio nell'amore

Una delle più belle definizioni della preghiera suona così: "La preghiera è vita con Dio nell'amore!" A noi cristiani ogni tanto rimproverano che le nostre invocazioni sono troppo rumorose, veloci, e che non dedichiamo loro il tempo necessario. Questo può anche essere vero.
Gesù ha severamente criticato la preghiera formale, quella delle labbra, incapace di cambiare la vita. Ha criticato anche la preghiera di richiesta, in quanto è solo la ricerca di ciò di cui abbiamo bisogno. Gesù ha paragonato questa preghiera con quella pagana, che non viene esaudita.
Infatti la nostra preghiera può essere veramen­te atea, cioè senza Dio. Questo succede quando nella preghiera cerchiamo quello che ci serve, ma non cerchiamo Dio e la Sua volontà. Gesù, infatti, premette che il Padre sa tutto quello di cui abbia­mo bisogno, che ci ama ed è pronto a donarci tutto; ci invita a cercare prima di tutto il Regno di Dio e la Sua giustizia e tutto il resto ci sarà dato in abbondanza.
Ciò non vuol dire che non possiamo pregare Gesù per le nostre necessità, dire a Lui quello che ci opprime, cercare il Suo aiuto nelle difficoltà. Anzi, Egli stesso ci esorta:
"Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bus­sate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto!" (Mt 7,7-s).
Però se la nostra preghiera rimane ferma sulle richieste, allora essa è atea, perché non cerca Dio, ma solo i Suoi doni. Dio non vuole stare con noi solo quando abbiamo bisogno di Lui, ma vuole rimanere con noi sempre.
Molti cristiani vivono la crisi della preghiera. Sono convinti di non saper pregare e di non avere tempo per la preghiera. Ma la verità è un'altra. Essi cercano prima di risolvere in un altro modo i propri problemi, e se non ci riescono, allora pro­vano con Dio. Come se Dio fosse un "pronto soc­corsoi"
Mentre se non hanno alcun bisogno, allora non hanno bisogno neanche di Dio e non Lo cercano. Perciò si può dire che il vero problema della preghiera è il nostro rapporto con Dio, cioè la no­stra Fede.
Esistono diverse forme e modi di pregare. Da noi è più espressiva la preghiera orale, con molte paro­le, testi e canti. Questo è bene, ma non soddisfa più il cuore dell'uomo d'oggi. Il cuore si riempie quoti­dianamente di informazioni varie, di immagini: ha bisogno della tranquillità e della pace per incon­trarsi con Dio. Perciò il senso di tutte le parole, dei canti, delle invocazioni sta nel fatto che l'ani­ma ed il cuore entrino in un nuovo ritmo, quello divino, per poter rimanere con Dio, nella pace.

La preghiera più adatta a questo scopo, è cer­tamente quella di Adorazione. Mentre ogni nostra preghiera, come abbiamo detto, può diventare atea, perché in essa invece di cercare Dio cerchia­mo i Suoi doni, l'Adorazione è qualcosa di partico­lare. Se dedico del tempo a Gesù adorandoLo nel Santissimo Sacramento dell'Altare, allora io cerco Lui presente nel Sacramento, che è Emmanuele - Dio con noi. Non Lo cerco per i Suoi doni.
Se Lo adoro, vuol dire che cerco soprattutto Lui, Lo benedico e Lo ringrazio, Lo lodo e Lo esalto, perché Egli è il Signore. La fede e l'amore sono la condizione dell'Adorazione. Noi non riusciamo a trattenerci a lungo con la persona della quale non ci fidiamo, o non amiamo.
Questo vale anche per i nostri rapporti con Dio. La fiducia e l'amore crescono dimorando gli uni con gli altri. E quanto più cresce l'amore verso qualcuno, tanto meno abbiamo bisogno delle pa­role per capirci, e rimane sempre più spazio per il silenzio, che penetra nelle profondità del nostro cuore e della nostra anima e raggiunge la tranquil­lità "in Dio" e non nelle "cose" che Egli ha dato.
In questo tempo senza-Dio, caratterizzato dal materialismo e da varie idolatrie, che nella corsa frenetica distolgono il cuore umano dalla presenza divina, accade che molti cristiani si sentano vuoti dentro, soli, nella paura e nell'angoscia, senza la luce e senza una via d'uscita, nell'amarezza e nel­la sofferenza, senza vita interiore e senza un rap­porto con Dio. In questo vuoto assoluto, l'Adora­zione è di prima necessità. Riconoscere Dio nel proprio cuore, riservargli il primo posto, ascoltar­Lo, dimorare in Lui, riposare in Lui, creare lo spa­zio per Lui, collaborare con Lui servendosi dei Suoi doni, stare in ascolto e riconoscersi in Lui: questa è la necessità assoluta del cristiano d'oggi. Riconoscere Dio nelle Sue creature, accoglierlo con amore e collaborare con Lui, lo può solo chi sa adorarlo.
Con l'Adorazione cresce e si approfondisce sempre di più il rapporto con Dio Creatore e con sé stesso, come essere creato e donato, ma an­che verso gli altri uomini e verso tutto il creato. Il fatto terribile che avvengono tanti conflitti parla da sé: l'uomo d'oggi si trova sulla via dell'autodistruzione. E tutto questo, perché si è al­lontanato da Dio, cioè dalla vita e dalla luce, dal­la verità e dall'amore.
Il cuore umano non può rimanere tranquillo. Perciò aumenta la violenza e la distruzione.
Al mondo può capitare quello che succede al bambino che non ha sperimentato l'amore materno e paterno: ed allora lo cerca in tutti i modi, senza saper scegliere i mezzi, ma, anzi, distruggendo sé stesso e gli altri attorno a sé.
P. Slavko Barbaric

Tratto da “Adorate col cuore mio figlio”
di P. Slavko Barbaric OFM

venerdì 24 giugno 2011

Ti prego, àmati

Ti prego, àmati! Accogli te stesso con bontà! Te lo dico io, Gesù. Amati, guàrdati come io ti guardo, con gioia. Ricevi te stesso come persona, come spi­rito il cui valore costa il mio santissimo sangue. Consìderati dono, dono da mettere tutto così com'è al servizio. Amati! È importante! Allo specchio ammira i tuoi occhi a cui diedi la luce, aiutato da chi ti ge­nerò. Gioisci del tuo corpo, abitazione del mio Spi­rito, dal battesimo in poi. Sii contento del tuo no­me. Lo uso per chiamarti, per stringerti a me, per parlarti nella coscienza. Prendi la coscienza, tira fuori dal tuo tesoro (che ti ho consegnato) tutte le tue bel­lezze, capacità, doti, qualità, competenze. Ti ritro­verai immerso, sommerso. Esulta! Riconósciti gran­de, per mio merito. E poi abbraccia la tua storia in tutti i singoli momenti. È la tua storia, è la nostra storia, mia perché ti conducevo o ti attraevo, tua per­ché è la tua vita, sono le tue esperienze. Vedila nel­la sua realtà, senza manipolazioni o finzioni. Sii sin­cero con te stesso. Lodami per tanti positivi eventi. Chiedimi misericordia per le cose brutte. Ma pure accèttati, perdónati, àmati. Non punirti! Non esse­re spietato nel rinfacciarti le colpe. Sii generoso nel perdono! Cancella miserie, inadempienze, cadute. Guarisciti con la speranza.





Tutto io so trasformare in grazia, perfino il male più ripugnante. Non affliggerti! Fa' scendere sul tuo passato la mia compassione, la tenerezza di mia Ma­dre. Il futuro ti spalanchi la pace, la riconciliazione non solo con te, ma con tutti. Gioiello mio, dilata il tuo cuore pensando a te stesso. La tua preziosità immensa è fondata su di me che ti amo più di quan­to immagini. Ciao. Tuo unico Salvatore Gesù

mercoledì 22 giugno 2011

Sant'Agostino e l'Angelo

Agostino era dottissimo: aveva studiato i libri degli uomini più dotti dei tempi antichi. Un giorno mentre stava passeggiando sulla riva del mare, pensava a certi argomenti di cui doveva trattare sui suoi libri.
E, fra l'altro, pensava alla S.S. Trinità; si sforzava di comprendere un poco di questo mistero difficilissimo, per poterne dare delle spiegazioni.
Quand'ecco fu distratto da un graziosissimo bambino che sembrava assai affaccendato nell'attingere acqua dal mare con una conchiglia, e nel  versare ripetutamente quell'acqua entro una buca che aveva scavato nella sabbia.
Il Santo si fermò e domandò al bambino: - Che fai? Perchè ti affanni tanto a versar acqua in questa buca? –
E il bambino rispose: - Voglio svuotare il mare e versarne tutta  l'acqua in questa buca.
- Impossibile - esclamò Agostino sorridendo, - non vedi quanto è grande il mare? Come potrai tu far entrare quella immensa quantità di acqua in una buca cosi piccola?
Il Bambino guardò lungamente Agostino, fissandolo con uno sguardo significativo e penetrante, e poi aggiunse: - Io non posso svuotare il mare e farlo entrare in questa buca? E tu vuoi comprendere come è fatto Dio, che è infinitamente più grande del mare?... La tua intelligenza, in confronto alle infinite perfezioni di Dio, è più piccola del fosso, che io ho fatto sulla sabbia. Detto questo il bambino s'illuminò di una luce celeste... e disparve.
Era un angelo del Paradiso, che Dio aveva mandato al santo, per dargli un insegnamento tanto importante, e cioè che la nostra intelligenza è troppo limitata e non può comprendere la natura di Dio e le sue infinite perfezioni.
Le mani di Dio (Anonimo)
Un maestro viaggiava con un discepolo incaricato di occuparsi del cammello. Una sera, arrivati ad una locanda, il discepolo era talmente stanco che non legò l’animale.
“Mio Dio, pregò coricandosi, prenditi cura del cammello: te lo affido”.
Il mattino dopo il cammello era sparito. “Dov’è il cammello?” chiese il maestro.
“Non lo so”, rispose il discepolo. “Devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il cammello. Non è certo colpa mia se è scappato o è stato rubato. Ho semplicemente domandato a Dio di sorvegliarlo. E’ Lui il responsabile. Tu mi esorti sempre ad avere la massima fiducia in Dio, no?”
“Abbi la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello”, rispose il maestro. “Perché Dio non ha altre mani che le tue”.
Dio solo può dare la fede;
tu, però, puoi dare la tua testimonianza.
Dio solo può dare la speranza;
tu, però, puoi infondere fiducia nei fratelli.
Dio solo può dare l’amore;
tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare.
Dio solo può dare la pace;
tu, però, puoi seminare l’unione.
Dio solo può dare la forza;
tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.
Dio solo è la via;
tu, però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce;
tu, però, puoi farla brillare negli occhi di tutti.
Dio solo è la vita;
tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile;
tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso;
egli, però, preferisce contare su di te.».