martedì 8 marzo 2011
VISIONI SULLA NASCITA DI DI MARIA SANTISSIMA
Beata Anna Catherina Emmerick: "La vita della Madonna", cap II paragrafi 24-28.
24 Concepimento di Maria Santissima
Fui confortata da una meravigliosa visione sull'unione dell'anima di Maria Santissima col suo castissimo corpo: mi apparve una massa luminosa che assumeva dimensioni sempre più grandi. Si trovava sotto la Santissima Trinità. Era un'anima pura che lentamente veniva rivestita di forme materiali finché assunse l'aspetto di una figura umana. Era sola al cospetto di Dio. Vidi il Signore indicare l'indescrivibile bellezza di quell'anima agli Angeli e questi ultimi provare un indefinibile gioia nel contemplarla. Non posso descrivere con parole opportune questa meravigliosa visione. Subito dopo vidi Anna a buon punto con la sua gravidanza: aveva concepito nel suo seno la Santa Vergine da diciassette settimane e due giorni. La vidi dormire tranquilla nel letto della sua casa vicino a Nazareth, ricoperta da un raggio luminoso. Da questo se ne prolungava un altro che penetrava all'interno del suo corpo e si trasformava in una piccola figura umana luminosa. Ad un tratto Anna, avvolta da uno splendore indescrivibile, si alzò dal giaciglio. La vidi entrare in uno stato di santo rapimento, contemplava l'interno del suo corpo trasformato nel tabernacolo salvifico dell'umanità. Quello fu il momento in cui Anna iniziò a sentire il corpicino di Maria che si muoveva sotto il suo cuore. Allora si vesti e partecipò la sua gioia a Gioacchino; quindi ambedue ringraziarono il Signore con l'orazione. Vidi la Santa pregare in giardino vicino all'albero dove fu consolata dall'Angelo.
25 Nascita di Maria Santissima
Giunse il momento del parto, vidi Anna mentre lo annunciava a Gioacchino. Quindi la santa Donna inviò alcuni messi ad invitare le parenti a recarsi da lei: a Sephoris presso sua sorella minore Maraha, nella valle di Zabulon dalla vedova Enue e dalla sorella Elisabetta, ed infine anche a Betsaida dalla nipote Maria Salome. Vidi queste donne mettersi in viaggio: la vedova Enue fu accompagnata da due servi mentre le altre due dai rispettivi mariti, che le accompagnarono fino alle porte di Nazareth. Il giorno prima del parto di Anna, Gioacchino mandò i suoi servi a pascolare il gregge. Egli stesso se ne andò al pascolo più vicino mentre a casa restarono solo le ancelle. Maria Heli si assunse la cura delle cose domestiche; allora aveva diciannove anni ed era sposata con Cleofa, il capo dei pastori di Gioacchino. Maria di Cleofa, di quattro anni, era la loro figlioletta. Gioacchino scelse i migliori agnelli, capretti e buoi per offrirli a Dio come dono di ringraziamento; li fece quindi condurre al tempio dai pastori. Egli ritornò a casa a notte inoltrata. Quella stessa sera giunsero da Anna le tre congiunte: entrate nella stanza da letto dietro al focolare, abbracciarono la santa Donna. Anna disse loro che il momento del parto era vicino, allora tutte insieme intonarono il salmo: "Lodate Dio, il Signore, poiché ebbe pietà del suo popolo, ha redento Israele ed ha compiuto la promessa fatta nel paradiso ad Abramo; il seme della donna schiaccerà la testa al serpente...". Vidi Anna che, rapita in questa preghiera, iniziò ad esaltare la Vergine con simpatiche espressioni: "In me è maturato il seme dato dal Signore ad Abramo". Poi parlò della promessa fatta ad Isacco e Sara: "Il fiore dello scettro d'Aronne è nato in me". Mentre Anna innalzava questi canti di lode, vidi la stanza illuminarsi intensamente di una luce meravigliosa e apparirle vicino la Scala di Giacobbe; credo che anche le altre donne avessero avuto quest'apparizione perché le vidi intimamente rapite in estasi profonda. Dopo le preghiere, seguì un pasto frugale consistente in pane, frutta e aromi. Le donne mangiarono in piedi, poi andarono a riposarsi e dormirono fino a mezzanotte, momento in cui Anna le destò. Si alzarono e si recarono in un luogo chiuso da una tenda dove la Santa era solita ritirarsi in meditazione. Vidi Anna accostarsi vicino ad un piccolo armadio infisso nella parete che conteneva alcune reliquie chiuse in un'urna con due candele ai lati. Nel reliquiario, posto su una specie di sedia a due braccioli, vidi una ciocca di capelli di Sara, per i quali Anna coltivava una devozione particolare, inoltre c'erano le ossa di Giuseppe, che Mosè aveva recato con sé dall'Egitto, e alcune reliquie di Tobia, consistenti in brandelli di una sua veste; vidi pure quel piccolo bicchiere scintillante a forma di pera in cui aveva bevuto Abramo quando fu benedetto dall'Angelo. Questo bicchiere fu poi tolto dall'Arca e dato a Gioacchino quando gli fu impartita la grazia. Adesso comprendo che la grazia gli fu donata nel pane e nel vino, il cibo e ristoro. Dopo aver aperto l'armadio, Anna s'inginocchiò e iniziò a cantare un salmo nel quale mi sembrò si accennasse al roveto ardente di Mosè. Frattanto due delle parenti si posero ai lati della santa madre, l'una a destra e l'altra a sinistra, la terza si mise dietro a lei. Allora vidi una luce soprannaturale invadere nuovamente la stanza, poi, agitandosi vicino al corpo di Anna, si condensò intorno a lei. Le parenti, frattanto, si erano genuflesse a terra in contemplazione profonda e il fascio di luce, che avvolgeva intensamente Anna, aveva assunto una forma simile a quella del roveto ardente veduto da Mosè. Così fu che Anna accolse tra le proprie mani quella luce fatta di forme umane, la bambina Maria intrisa di splendore. La Santa Madre l'avvolse subito nel proprio mantello e se la strinse al seno, poi continuando a pregare, la depose nuda dinanzi al reliquiario sulla sedia. Appena la Neonata iniziò a piangere, Anna l'avvolse nei pannolini color rosso e bruno che aveva estratto dall'ampio mantello. Le lasciò scoperto solo il petto, le braccia e la testa. Frattanto il roveto ardente che la circondava era scomparso. Le donne, invase dalla gioia e dalla magnificenza del momento miracoloso, presero tra le braccia la Neonata intonando un nuovo canto di lode. Infine Anna protese in alto Maria Santissima, in atto di offerta al Creatore per la salvezza del mondo e dell'umanità. A quel gésto vidi la stanza invasa dai raggi del sole, affollarsi di numerose figure angeliche che intonavano il Gloria e l'Alleluia. Gli Angeli comunicarono ad Anna che trascorsi venti giorni la Neonata avrebbe dovuto ricevere il nome "Maria". Quindi la Santa Madre si recò nella sua camera e si coricò. Le donne frattanto bagnarono Maria, la fasciarono e la posero dentro una piccola cesta di vimini vicino a sua madre. Appena le tre donne annunciarono a Gioacchino l'evento, questi entrò nella stanza e, avvicinandosi al letto di Anna, s'inginocchiò e pianse commosso contemplando la Neonata. Poi la prese tra le braccia e l'offri anch'egli al Cielo in segno di offerta devozionale, mentre intonava un canto di lode simile a quello di Zaccaria quando nascerà Giovanni. Nell'inno di lode di Gioacchino si celebrava il salmo del seme posto da Dio in Abramo. Il seme che si era conservato nell'Alleanza suggellata dalla circoncisione e aveva reso possibile quella nascita benedetta. Si compiva così anche l'Oracolo del profeta: "Nascerà un ramo dalla radice di lesse". Gioacchino esclamò con profonda umiltà che in quel momento di radiosa letizia avrebbe voluto morire. Durante la notte molti avevano visto la casa di Anna stranamente illuminata. Fin dal primo mattino servi, ancelle e gente del popolo furono richiamati dalla notizia del lieto evento. Numerosi, invasero l'alloggio della pia famiglia. Dopo aver atteso, a poco a poco vennero introdotti nella stanza di Anna e videro la Neonata. Non pochi si sentirono intimamente convinti che quella nascita fosse miracolosa, essendo stata Anna per molto tempo sterile. Alcuni si sentirono profondamente commossi e, toccati nella coscienza, si dedicarono alla vita devota. Sebbene Maria Heli fosse madre di Maria di Cleofa, non le fu consentito di assistere alla nascita della Santa Vergine, forse in osservanza alla legislazione religiosa ebraica.
26 Letizia in Paradiso per la nascita di Maria Santissima
Contemporaneamente alle visioni della venuta di Maria Santissima nel mondo, La vidi in Cielo, al cospetto della Santissima Trinità, salutata dai Cori celesti dei Santi e degli Angeli con giubili di gioia indescrivibili. Appresi allora che in quel momento le fu rivelato tutto il suo passaggio sulla terra: le future letizie e i dolori. Nonostante i grandi misteri che le furono svelati, Maria si mantenne sempre umile ed innocente. Questo suo modo silenzioso di conoscere le cose Celesti è certamente a noi sconosciuto. L'intuizione della Santissima Maria era profondissima e la sede dell'apprendimento era il centro del cuore. La Santa Vergine conosceva tutto in un modo molto semplice e ingenuo, così come un bambino che conosce istintivamente la sede dell'allattamento nel seno della madre. Scorsi la Madonna istruita dalla Grazia del Cielo; la vidi per la prima volta piangere. Sono sicura che non potrei descrivere le altre meravigliose immagini nel modo giusto e nemmeno gli altri le saprebbero comprendere nel significato più profondo, perciò preferisco tacere.
27 La nascita della Santissima Vergine è annunciata nel Limbo agli antichi Patriarchi
Nello stesso momento in cui nacque Maria Santissima giunse nel Limbo l'annuncio di quest'avvenimento e vidi gli antichi Patriarchi dell'umanità festeggiarlo con giubilo immenso. Particolarmente Adamo ed Eva videro in questa nascita il compimento della Promessa del Cielo. Appresi che da quel momento essi avanzarono nello stato di grazia, la loro dimora s'illuminò e s'ingrandì e da allora acquistarono maggiore influenza sulla terra. Era come se la penitenza e i dolori che avevano sostenuto, la lotta, la speranza, il desiderio di redenzione avessero raggiunto il loro compimento salvifico.
28 Commozione nella natura e negli uomini per la nascita della "Vergine celeste" Considerazioni su Simeone ed Anna
Quando nacque Maria Santissima ci fu un risveglio generale della natura assopita, negli animali e nei cuori delle persone buone, mentre una deliziosa armonia si diffondeva su tutta la terra. Al contrario, i peccatori erano invasi da angoscia e da spavento. Infatti in tutta la terra promessa, in particolare nella zona di Nazareth, al momento della santa nascita molti ossessi caddero in un delirio disperato. Con strida violente venivano gettati di qua e di là ed i demoni, insediati nelle viscere di costoro, sussurravano: "Dobbiamo cedere, non abbiamo speranza! Dobbiamo andarcene da questo luogo!" Il vecchio Simeone, un sacerdote di Gerusalemme che abitava vicino al tempio, rimase spaventato dalle grida strazianti dei pazzi e degli ossessionati che stavano rinchiusi in un edificio sito vicino al tempio. Simeone aveva con altri l'incarico di sorvegliare quei numerosi infelici. A mezzanotte, quando le urla di questi indemoniati si erano fatte terrificanti, il sacerdote si recò nella piazza dinanzi alla Casa degli ossessionati e domandò ad uno di loro quale fosse il motivo per cui mandava tali grida che svegliavano tutti dal sonno. Questi, gridando forte, gli disse che voleva uscire; allora gli fu aperta la porta e il posseduto si precipitò fuori mentre Satana gridava all'interno di lui: "Devo partire! È nata la Vergine celeste! La terra è piena di Angeli che ci tormentano; dobbiamo andar via, non possiamo possedere più nessuno". Il vecchio sacerdote pregò ardentemente per quel povero uomo posseduto dal demonio; alla fine, dopo essere caduto in convulsioni tremende, lo spirito infernale dovette abbandonare la vittima e allontanarsi. Mi ha fatto molto piacere aver avuto visioni del vecchio Simeone. Anche le profetesse Anna e Noemi, quest'ultima era la sorella della madre di Lazzaro, si svegliarono improvvisamente e per mezzo di visioni vennero edotte sulla nascita dell'eletta Fanciulla. Esse si comunicarono quanto avevano veduto; credo che conoscessero già la Santa Madre Anna.
Perfettamente felice... -
La famosa attrice Eva Lavallière riverita, onorata, corteggiata, invidiata e all'apice del successo, decide di lasciare il teatro e di suicidarsi, tentando di gettarsi nella Senna. Salvata in extremis, dopo poco tempo si ammala gravemente. Nella sofferenza, si lascia toccare il cuore dal Signore e ritrova così la sua fede in Dio. Ecco, pur in mezzo ad atroci dolori, che cosa confidò a Robert de Flers: «Sono così felice! Voi non potete capire quanto sia felice!». «Nonostante i vostri dolori?», chiese l'amico. «Proprio per i miei dolori - riprese l'attrice -. Sì, sì! Dite pure a quelli che mi conoscono, che avete visto la donna più felice del mondo, la più perfettamente felice». Di fronte alla testimonianza di questa donna, che tenta di uccidersi quando ha tutto ma non ha Dio, ed è felice quando ha perso tutto ma ha ritrovato Dio, c'è proprio da porsi la domanda che Pascal rivolgeva agli increduli: «Se l'uomo non è fatto per Dio, perché non è felice che in Dio?».
CHIEDERE L'AIUTO DI DIO, NELLA FIDUCIA DI RICEVERE LA SUA GRAZIA
O figlio, io sono "il Signore che consola nel giorno della tribolazione" (Na 1,7). Vieni a me, quando sei in pena. Quello che pone maggiore ostacolo alla celeste consolazione è proprio questo, che troppo tardi tu ti volgi alla preghiera. Infatti, prima di rivolgere a me intense orazioni, tu vai cercando vari sollievi e ti conforti in cose esteriori. Avviene così che nulla ti è di qualche giovamento, fino a che tu non comprenda che sono io la salvezza di chi spera in me, e che, fuori di me, non c'è efficace e utile consiglio, né rimedio durevole. Ora, dunque, ripreso animo dopo la burrasca, devi trovare nuovo vigore nella luce della mia misericordia. Giacché ti sono accanto, dice il Signore, per restaurare ogni cosa, con misura, non solo piena, ma colma. C'è forse qualcosa che per me sia difficile; oppure somiglierò io ad uno che dice e non fa? Dov'è la tua fede? Sta' saldo nella perseveranza; abbi animo grande e virilmente forte. Verrà a te la consolazione, al tempo suo. Aspetta me; aspetta: verrò e ti risanerò. È una tentazione quella che ti tormenta; è una vana paura quella che ti atterrisce. A che serve la preoccupazione di quel che può avvenire in futuro, se non a far sì che tu aggiunga tristezza a tristezza? "Ad ogni giorno basta la sua pena" (Mt 6,34). Vano e inutile è turbarsi o rallegrarsi per cose future, che forse non accadranno mai. Tuttavia, è umano lasciarsi ingannare da queste fantasie; ed è segno della nostra pochezza d'animo lasciarsi attrarre tanto facilmente dalle suggestioni del nemico. Il quale non bada se ti illuda o ti adeschi con cose vere o false, se ti abbatta con l'attaccamento alle cose presenti o con il timore delle cose future. "Non si turbi dunque il tuo cuore, e non abbia timore" (Gv 14,27). Credi in me e abbi fiducia nella mia misericordia. Spesso, quando credi di esserti allontanato da me, io ti sono accanto; spesso, quando ti credi interamente perduto, allora è vicina la possibilità di un merito più grande. Non tutto è perduto quando accade una cosa contraria. Non giudicare secondo il sentire umano. Non restare così schiacciato da alcuna difficoltà, da qualunque parte essa venga; non subirla come se ti fosse tolta ogni speranza di salute. Non crederti abbandonato del tutto, anche se temporaneamente ho permesso che ti affliggesse qualche tribolazione. Così, infatti, si passa nel regno dei cieli. Senza dubbio, per te e per gli altri miei servi, essere provati dalle avversità è più utile che avere tutto a comando. Io conosco i pensieri nascosti; so che, per la tua salvezza, è molto bene che tu sia lasciato talvolta privo di soddisfazione, perché tu non abbia a gonfiarti del successo e a compiacerti di ciò che non sei. Quel che ho dato posso riprenderlo e poi restituirlo, quando mi piacerà. Quando avrò dato, avrò dato cosa mia; quando avrò tolto, non avrò tolto cosa tua; poiché mio è "tutto il bene che viene dato"; mio è "ogni dono perfetto" (Gc 1,17). Non indignarti se ti avrò mandato una gravezza o qualche contrarietà; né si prostri l'animo tuo: io ti posso subitamente risollevare, mutando tutta la tristezza in gaudio. Io sono giusto veramente, e degno di molta lode, anche quando opero in tal modo con te. Se senti rettamente, se guardi alla luce della verità, non devi mai abbatterti così, e rattristarti, a causa delle avversità, ma devi piuttosto rallegrarti e rendere grazie; devi anzi considerare gaudio supremo questo, che io, affliggendoti con sofferenze, ti concedo il mio perdono. "Come il Padre ha amato me, così anch'io amo voi" (Gv 15,9), dissi ai miei discepoli diletti. E, per vero, non li ho mandati alle gioie di questo mondo, ma a grandi lotte; non li ho mandati agli onori, ma al disprezzo; non all'ozio, ma alla fatica; non a godere tranquillità, ma a portare molta pazienza. Ricordati, figlio mio, di queste parole.
Questione di vita o di morte
Chi mi raccontò questa misteriosa storia, mi ha garantito che essa accadde a Cicago (USA), al principio degli anni trenta.
Teresita Morazzani Arrâiz
Di primo mattino il telefono suona insistentemente. Intontito dal sonno il dott. Smith risponde. Una voce aspra ed angosciata chiede:
- E’il dott. Smith?
- Sì, sono io.
- Potrebbe venire a casa mia subito? È urgente, si tratta di una questione di vita o morte!
- Sì, vengo subito. Dove si trova la sua casa?
- In via Crow n°41. Dottore, venga immediatamente, per favore!
Il medico si vestì rapidamente, prese i suoi strumenti clinici e uscì in tutta fretta. Parcheggiò la sua automobile all'angolo della stretta via e salì a piedi. Non era per nulla tranquillizzante andare da solo per quella zona deserta, tanto più che il quartiere era malfamato.
Giunto al n°41, il dott. Smith trovò la casa al buio. Si diresse verso la porta e battè. Dopo una pausa, battè un'altra volta. Continuò a non ricevere risposta. Dopo una terza volta, qualcuno chiese in modo rude:
- Chi è?
- Sono il medico, dott. Smith. Ho ricevuto una chiamata urgente per soccorrere un malato grave. È qui il n° 41 della via Crow?
- Sì, è qui, ma nessuno l'ha chiamata. Sparisca da qui!
Sorpreso e dubbioso, mano a mano che si allontanava da questa casa, il zelante medico osservava le altre nella stessa strada per vedere se ce n'era qualcuna con la luce accesa, segnale che in essa avrebbe potuto esserci l'infermo in sua attesa. Non vedendone nessuna, pensò che forse non aveva annotato correttamente il nome della via. O che forse la telefonata era semplicemente stata uno scherzo di cattivo gusto.
Ad ogni modo, niente più gli restava da fare se non ritornare a casa sua e dimenticare l'accaduto.
Qualche tempo dopo, ricevette una chiamata telefonica dal pronto soccorso dell'ospedale. L’infermiera spiegò che un uomo di nome Dick Spencer aveva appena subito un terribile incidente, era sul punto di morire e chiedeva di parlare col dott. James Smith.
- Dottore, potrebbe venire rapidamente? Ormai non gli resta molto tempo di vita. Quest'uomo non ci vuol dire la ragione per la quale insiste di voler parlare con lei.
- Il dott. Smith acconsentì, sebbene un po' scocciato, poiché non conosceva nessun Dick Spencer. Già nell'infermeria, il dubbio è stato chiarito dal paziente, che gli disse in mezzo ai dolori dell'agonia:
- Dott. Smith, lei non mi conosce, ma io devo parlarle prima di morire e chiederle perdono. Si ricorda di aver ricevuto una telefonata di notte con richiesta di soccorso, in via Crow 41?
- Sì, mi ricordo, ma...
- Fui io a chiamarla. Ero disoccupato da mesi. Ormai avevo venduto tutto quanto era di valore in casa mia. Non potendo più sopportare questa situazione di penuria, disperato, ho deciso di chiamare un medico nel mezzo della notte. Il mio piano era di rubargli il denaro, vendere i suoi strumenti clinici e persino ammazzarlo.
- Sebbene terrorizzato, il dott. Smith non potè non replicare:
- Ma, mi dica, perché non mi assaltò e non mi ammazzò?
- Io speravo che lei venisse da solo, ma quando ho visto un giovane forte al suo lato per proteggerlo, ebbi paura e rinunciai al piano. Mi perdoni, per favore!
- Chiaro che la perdono - rispose il medico.
Sentì un brivido per tutto il corpo, perché non ci poteva pensare al fatto che quello che apparentemente non doveva essere che un inganno o uno scherzo, poteva essere, in realtà, una questione di vita o di morte.Meno ancora aveva immaginato che il suo Angelo Custode - presentandosi nelle vesti di quel "giovane forte"- gli aveva salvato la vita quella notte.. (Tratto da: Gli araldi del Vangelo)
Il miracolo della vita
di don Felice Traversa
Mentre ero in preghiera ebbi una visione interiore. Vidi una lunghissima fila di donne. Camminavano in colonna, una dietro l'altra: molte piangevano disperate; alcune avevano uno sguardo come di ghiaccio, impietrite da un qualcosa che le costringeva ad andare avanti; altre, poche, ridevano incoscienti. Attorno a quella fila di donne c'era un gran movimento di uomini ed altre donne. Alcune di queste persone cercavano di strappare dalla triste colonna, purtroppo il più delle volte senza riuscirci, le donne che evidentemente conoscevano, essendone mariti, amici, o amiche.
Altre persone, invece, svolgevano un'attività affatto diversa, ricacciando a forza nella fila alcune poverette che cercavano di allontanarsene. Altre persone, infine, camminavano semplicemente accanto a quelle disgraziate, ridendo e chiacchierando come per distrarle.
Sul petto di ciascuna di quelle donne incolonnate si vedeva, come se fossero state trasparenti, il cuore e dentro i cuori c'erano minuscoli bimbi irraggianti una gran luce tutt'intorno. Ma, nonostante quella luce, i volti di quelle madri restavano terrei.
La colonna delle donne, di cui non si scorgeva la fine, avanzava verso una buia e spaventosa caverna. "Io" proseguì frate Alberto, "cominciai a sentirmi male. Ero inquieto. Improvvisamente mi ritrovai ad osservare quel che accadeva allo sbocco di quella caverna che, come una galleria, attraversava da parte a parte un costone roccioso.
Le donne che vi erano passate attraverso ne uscivano invecchiate, prostrate, disperate. Lì dov'erano fino a poco prima i bimbi risplendenti come fiammelle di luce divina, non c'era più nulla se non un buco, vuoto, muto, scuro. Sulle fronti di quelle disgraziate era tracciata una piccola croce scura, di sangue. Anche coloro che le avevano spinte nella caverna e ve le avevano allegramente accompagnate avevano mutato definitivamente aspetto. Su di loro scorgevo il marchio di Satana, di colui che è omicida e menzognero fin dal principio".
Ricordando quella visione interiore, frate Alberto cominciò a tremare e a piangere sommessamente, ma continuò a raccontare. A quel punto, terrorizzato, caddi con la faccia a terra. Udii interiormente una voce che attribuii al Signore: "Ho bisogno delle tue preghiere e delle tue sofferenze in riparazione del terribile delitto dell'aborto. Vuoi aiutarmi a salvare queste anime? Verrà il tempo in cui saranno tante, tante, troppe davvero!". Pensavo al volto addolorato del Salvatore e nei suoi occhi, divini e bellissimi, mi sembrava di scorgere tutti i richiami della Grazia a quelle anime. Ripensando alla scena che avevo interiormente contemplato considerai che quelle donne avevano chiuso le loro orecchie per non sentire il vagito del piccolo Gesù nella mangiatoia di Betlemme; in quel vagito avrebbero infatti potuto udire anche la tenera voce dei propri piccoli figli. Avevano chiuso i loro occhi, per non vedere che nella dolorosa passione di Cristo trovava il suo posto anche il martirio delle loro inermi piccolissime creature. Avevano chiuso i loro cuori, per non lasciarvi entrare la compassione della Madre di Dio, compassione che era stata capace di sostenere l'offerta della vita dei proprio Divin Figlio perché fosse salvata la vita dei fratelli del suo Gesù, anche di coloro che, fra tutti, sono i più piccoli e i più poveri.
Compresi che per salvare quelle anime, non restava che la Divina Misericordia.
Nel mio cuore risposi al Signore: "Io sono tuo, mio Signore! Con il tuo aiuto sono pronto a sopportare qualsiasi cosa pur di strappare queste povere anime dalle fauci del Dragone infernale. Ma dimmi, ti prego, che ne è di quei piccoli bimbi?". "Conosci le Scritture" udii interiormente, "anche se queste donne si dimenticassero dei loro bambini, io invece non ti dimenticherò mai e non mi dimenticherò di questi piccoli innocenti martiri" (cf Is 49,15).
Ancora interiormente contemplai il Signore, che allargò le braccia e spalancò il proprio manto. Io vidi attorno a lui miriadi e miriadi di anime di minuscoli bambini. Erano tanti da non potersi contare, ma io vedevo che ciascuna di quelle piccole anime era nel centro stesso del Cuore di Gesù, abbracciata e avvolta da un inconcepibile e purissimo Amore. Il dialogo interiore con Gesù continuò. "Sono salvi" esclamai piangendo dalla gioia. "Salvi" sentii che la voce ripeteva in me: "Il mio popolo ha rigettato i propri figli perché ha rigettato Me. Quei piccoli bimbi sono stati sacrificati sull'altare degli dei falsi e bugiardi: le ideologie, l'egoismo, il piacere, il potere, la viltà. Chi li ha uccisi, in loro voleva uccidere Me. Quei bimbi uccisi nel grembo delle loro madri sono dei piccoli martiri, come quelli che presero il mio posto sotto i colpi delle spade dei soldati dell'empio re Erode. Sono i miei prediletti, perché fra tutti e più di tutti gli altri martiri manifestano l'Amore inerme ed incondizionato dell'Altissimo Dio".
E non solo sono salvi, ma intercedono per la conversione dei propri genitori e di quanti hanno collaborato ad ucciderli. Intercedono unendosi alla preghiera che dalla Croce ho rivolto al Padre: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34).
Mi ritornò alla mente la spaventosa visione di quella lugubre colonna, in marcia verso la morte del corpo dei propri bambini e delle proprie anime.
"E per loro c'è possibilità di perdono?" chiesi al Signore Gesù.
"Forse che io ho piacere della morte del malvagio - dice il Signore Dio - o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?" (Ez 19,23). Ma se il malvagio si ritrae da tutti i peccati che ba commesso e osserva tutti i miei decreti e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà" (Ez 18,21).
Ecco, dunque, anche costoro potranno salvarsi. Non ho forse concesso ai sacerdoti il potere di assolvere da ogni peccato per il quale ci sia sincero e profondo pentimento e volontà di riparazione? Costoro potranno salvarsi grazie ai sacramenti, con la preghiera e tanta, tanta penitenza. "Scorsi allora che molte di quelle madri e di quei padri, e di quei falsi amici, e di quelle false amiche, toccati dalla Grazia divina, pentiti, si gettavano a terra ai piedi di numerosi sacerdoti comparsi improvvisamente, e lì imploravano il perdono dei propri figli, ormai viventi come angioletti in Cielo, e la misericordia di Dio.
E vidi che, con l'assoluzione del sacerdote, scendeva in maniera efficace anche la benedizione dei piccoli bimbi morti al mondo ma viventi in Dio; e la croce di sangue impressa in fronte alle madri diveniva luminosa; e il segno della Bestia era sostituito dal Santo Nome dell'Agnello; ed a ciascuno veniva donato un cuore nuovo". "Penitenza", ripetei incerto.
"Penitenza. E la più grande è quella dell'amore. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15, 13).
Sentii che quelle parole erano rivolte anche a me, personalmente.
(Dal libro "L'eremita del Monte Contessa, Sant’Alberto da Sestri Ponente" Capitolo XIII, pp. 103-109)
martedì 1 marzo 2011
Amare È Salire una Scala a Tre Gradini
Amare È Salire una Scala a Tre Gradini
Sei sul primo quando accetti l’ altro coi suoi pregi ed i suoi difetti.
Chi ama non domanda niente a chi bussa alla porta: domanda solo se ha un bisogno.
Sei sul secondo gradino della scala dell’ amore,
quando ti senti responsabile degli altri.
Non è giusto esser felici in pochi. Amare è spartire.
Finalmente, sei sul terzo gradino, quando ti metti nei panni dell’ altro,
senti in te i suoi problemi,
le sue difficoltà e fai tutto il possibile per dargli una mano,
con lo stesso identico slancio,
con la stessa identica partecipazione che vorresti trovare per te,
qualora ti trovassi nella stessa difficoltà.
Chi si comporta così,
«ama il prossimo suo come se stesso».
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