martedì 8 marzo 2011

Il miracolo della vita

di don Felice Traversa
Mentre ero in preghiera ebbi una visione interiore. Vidi una lunghissima fila di donne. Camminavano in colonna, una dietro l'altra: molte piangevano disperate; alcune avevano uno sguardo come di ghiaccio, impietrite da un qualcosa che le costringeva ad andare avan­ti; altre, poche, ridevano incoscienti. Attorno a quella fila di donne c'era un gran movimento di uomini ed altre donne. Alcune di queste persone cercavano di strappare dalla triste colonna, pur­troppo il più delle volte senza riuscirci, le donne che evidentemente conoscevano, essendone mari­ti, amici, o amiche.
Altre persone, invece, svolgevano un'attività af­fatto diversa, ricacciando a forza nella fila alcune poverette che cercavano di allontanarsene. Altre persone, infine, camminavano semplicemente ac­canto a quelle disgraziate, ridendo e chiacchieran­do come per distrarle.
Sul petto di ciascuna di quelle donne incolonnate si vedeva, come se fossero state trasparenti, il cuore e dentro i cuori c'erano minuscoli bimbi irraggianti una gran luce tutt'intorno. Ma, nonostante quella luce, i volti di quelle madri restavano terrei.
La colonna delle donne, di cui non si scorgeva la fine, avanzava verso una buia e spaventosa caver­na. "Io" proseguì frate Alberto, "cominciai a sentir­mi male. Ero inquieto. Improvvisamente mi ritrovai ad osservare quel che accadeva allo sbocco di quella caverna che, come una galleria, attraversava da parte a parte un costone roccioso.
Le donne che vi erano passate attraverso ne usci­vano invecchiate, prostrate, disperate. Lì dov'erano fino a poco prima i bimbi risplendenti come fiam­melle di luce divina, non c'era più nulla se non un buco, vuoto, muto, scuro. Sulle fronti di quelle disgraziate era tracciata una piccola croce scura, di sangue. Anche coloro che le avevano spinte nella caverna e ve le avevano allegramente accompa­gnate avevano mutato definitivamente aspetto. Su di loro scorgevo il marchio di Satana, di colui che è omicida e menzognero fin dal principio".
Ricordando quella visione interiore, frate Alberto cominciò a tremare e a piangere sommessamente, ma continuò a raccontare. A quel punto, terroriz­zato, caddi con la faccia a terra. Udii interiormen­te una voce che attribuii al Signore: "Ho bisogno delle tue preghiere e delle tue sofferenze in ripa­razione del terribile delitto dell'aborto. Vuoi aiu­tarmi a salvare queste anime? Verrà il tempo in cui saranno tante, tante, troppe davvero!". Pensavo al volto addolorato del Salvatore e nei suoi occhi, divini e bellissimi, mi sembrava di scorgere tutti i richiami della Grazia a quelle anime. Ripensando alla scena che avevo interiormente contemplato considerai che quelle donne avevano chiuso le loro orecchie per non sentire il vagito del piccolo Gesù nella mangiatoia di Betlemme; in quel vagi­to avrebbero infatti potuto udire anche la tenera voce dei propri piccoli figli. Avevano chiuso i loro occhi, per non vedere che nella dolorosa passione di Cristo trovava il suo posto anche il martirio delle loro inermi piccolissime creature. Avevano chiuso i loro cuori, per non lasciarvi entrare la compas­sione della Madre di Dio, compassione che era stata capace di sostenere l'offerta della vita dei proprio Divin Figlio perché fosse salvata la vita dei fratelli del suo Gesù, anche di coloro che, fra tutti, sono i più piccoli e i più poveri.
Compresi che per salvare quelle anime, non restava che la Divina Misericordia.
Nel mio cuore risposi al Signore: "Io sono tuo, mio Signore! Con il tuo aiuto sono pronto a sopportare qualsiasi cosa pur di strappare queste povere anime dalle fauci del Dragone infernale. Ma dimmi, ti prego, che ne è di quei piccoli bimbi?". "Conosci le Scritture" udii interiormente, "anche se queste donne si dimenticassero dei loro bambini, io invece non ti dimenticherò mai e non mi dimenticherò di questi piccoli innocenti martiri" (cf Is 49,15).
Ancora interiormente contemplai il Signore, che allargò le braccia e spalancò il proprio manto. Io vidi attorno a lui miriadi e miriadi di anime di minuscoli bambini. Erano tanti da non potersi con­tare, ma io vedevo che ciascuna di quelle piccole anime era nel centro stesso del Cuore di Gesù, abbracciata e avvolta da un inconcepibile e puris­simo Amore. Il dialogo interiore con Gesù conti­nuò. "Sono salvi" esclamai piangendo dalla gioia. "Salvi" sentii che la voce ripeteva in me: "Il mio popolo ha rigettato i propri figli perché ha rigetta­to Me. Quei piccoli bimbi sono stati sacrificati sul­l'altare degli dei falsi e bugiardi: le ideologie, l'egoismo, il piacere, il potere, la viltà. Chi li ha uccisi, in loro voleva uccidere Me. Quei bimbi ucci­si nel grembo delle loro madri sono dei piccoli martiri, come quelli che presero il mio posto sotto i colpi delle spade dei soldati dell'empio re Erode. Sono i miei prediletti, perché fra tutti e più di tutti gli altri martiri manifestano l'Amore inerme ed incondizionato dell'Altissimo Dio".
E non solo sono salvi, ma intercedono per la conversione dei propri genitori e di quanti hanno collaborato ad ucciderli. Intercedono unendosi alla preghiera che dalla Croce ho rivolto al Padre: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34).
Mi ritornò alla mente la spaventosa visione di quella lugubre colonna, in mar­cia verso la morte del corpo dei propri bambini e delle proprie anime.
"E per loro c'è possibilità di perdono?" chiesi al Signore Gesù.
"Forse che io ho piacere della morte del malvagio - dice il Signore Dio - o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?" (Ez 19,23). Ma se il malvagio si ritrae da tutti i peccati che ba commesso e osserva tutti i miei decreti e agisce con giu­stizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà" (Ez 18,21).
Ecco, dunque, anche costoro potranno salvarsi. Non ho forse concesso ai sacer­doti il potere di assolvere da ogni peccato per il quale ci sia sincero e profondo pentimento e volontà di riparazione? Costoro potranno salvarsi grazie ai sacramenti, con la preghiera e tanta, tanta penitenza. "Scorsi allora che molte di quelle madri e di quei padri, e di quei falsi amici, e di quelle false amiche, toccati dalla Grazia divina, pentiti, si gettavano a terra ai piedi di numerosi sacerdoti comparsi improvvisamente, e lì imploravano il per­dono dei propri figli, ormai viventi come angiolet­ti in Cielo, e la misericordia di Dio.
E vidi che, con l'assoluzione del sacerdote, scen­deva in maniera efficace anche la benedizione dei piccoli bimbi morti al mondo ma viventi in Dio; e la croce di sangue impressa in fronte alle madri diveniva luminosa; e il segno della Bestia era sosti­tuito dal Santo Nome dell'Agnello; ed a ciascuno veniva donato un cuore nuovo". "Penitenza", ripe­tei incerto.
"Penitenza. E la più grande è quella dell'amore. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15, 13).
Sentii che quelle parole erano rivolte anche a me, personalmente.
(Dal libro "L'eremita del Monte Contessa, Sant’Alberto da Sestri Ponente" Capitolo XIII, pp. 103-109)

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