venerdì 16 dicembre 2011

Il biglietto smarrito

La chiesa di Maria Ausiliatrice era fredda e deserta in quel pomeriggio del 2 gennaio 1869. Solo un distinto signore girava lentamente, osservando gli altari. Si fer­mò di fronte al quadro della Madonna, poi si diresse verso l'uscita. Giunto sotto la cupola vide per terra un biglietto bianco, piegato. Diede quindi uno sguardo at­torno, per accertarsi che nessuno lo osservasse. Intravi­de solo, dietro l'altare, la figura del sacrestano che rientrava in sacrestia. Si chinò, prese il biglietto e lo aprì. Vi erano scritte, dalla mano di un ragazzo, poche righe: «Un giorno di dicembre è morto un tuo compa­gno, giovane come sei tu. Se la morte sorprendesse an­che te, che ne sarebbe dell'anima tua? O eternamente felice in Paradiso o eternamente dannato nell'inferno». A quella lettura il signore rimase come folgorato. Sotto le lettere ingenue tracciate dal ragazzo, vide aprirsi uno squarcio d'eternità. Il pensiero della morte non lo ave­va mai colpito così intensamente come in quel momen­to. Anche lui sarebbe morto un giorno e dove sarebbe finito? La sua coscienza in quel momento non era cer­tamente limpida e serena come quella dello sconosciu­to ragazzo che aveva vergato quelle incisive parole. Cadde in ginocchio su un banco, stringendosi la testa tra le mani. D'un tratto si scosse, quindi si alzò, mise il biglietto nel portafogli e si avviò con passo nervoso ver­so la sacrestia. Quando vi entrò con il volto contraffat­to, il sacrestano si spaventò. Il signore cercò di darsi un contegno e, per tranquillizzarlo, chiese di un prete. Po­co dopo, inginocchiato al confessionale, deponeva ai piedi del ministro di Dio il pesante fardello della sua vi­ta disordinata. Quando si alzò era sereno, raggiante di gioia. Estratto il portafoglio, mostrò il biglietto al sa­cerdote, dicendo: «Conosce lei chi ha scritto queste ri­ghe?». «Certamente; è un bravissimo ragazzo», rispose il sacerdote. «Abbia la bontà di dirgli - riprese il peni­tente - che la Madonna si è servita di lui per salvare un'anima. Sono avvocato e da vent'anni non mi ero più accostato ai Sacramenti. Ora questo biglietto mi ha sconvolto e trasformato. Se potessi, m'inginocchierei ai piedi di quel ragazzo per ringraziarlo del bene che mi ha fatto. E mi scusi se non gli restituisco il biglietto. È la cosa più cara che porterò sempre con me».

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