venerdì 23 settembre 2011

La chiesa era piena di gente

La chiesa era piena di gente, ed io tra la folla pensavo che non mi avrebbe neanche notata. Lo guardavo attentamente per vedere cosa avesse di diverso dagli altri. E avvenne una cosa singolare. Lui fissò gli occhi proprio su di me, mi fissò con uno sguardo che mi diceva un´infinità di cose e mi accusava di aver pensato e detto cose molto gravi su di lui.
Mi sentii un verme. Mi vergognavo tanto tanto da non poter sostenere il suo sguardo. Mi volsi e abbassai la testa. Avrei voluto fuggire per sottrarmi a quello sguardo. Non so quanto tempo rimasi a testa bassa, così vergognosa. Poi, pian piano alzai gli occhi per vedere se mi fissava ancora.
Vidi che sorrideva. Allora subentrò in me una grande gioia, mi sentii come sollevata dal fango in cui ero. Da quel momento capii chi era Padre Pio.

SE MI APRI LA PORTA...

Se le creature mi conoscessero come sono, mi amerebbe­ro davvero di vero cuore e con tutta l'anima loro. È l'igno­ranza che tiene indietro l'amore. Amami, credi al mio amore per te e per tutte le creature uscite dalle mani onnipotenti del vostro Dio. lo sono felice in Cielo: eppure mi fate compassione, mi occupo di voi e vi amo tanto. Se sapeste come sto sempre, con l'orecchio della mia mi­sericordiosa bontà, proteso per accorrere subito, appena mi desiderate! Appena cercate, volo a soddisfare ogni vostro pos­sibile desiderio. Ma ben pochi mi trattano confidenzialmente. Sono molto rare le anime che confidano in Me con quella pienezza di fe­de, che sforza l'onnipotente mia Volontà. Dov'è quella fede che, in tutte le vicende della vita, sa prendere saggiamente e santamente in bene quanto succede? Per molte anime lo non sono più l'unico e vero Signore, che conosce e ha cura di ogni cosa creata. Sarei un essere passivo, che tutto vede e tutto tollera (secondo loro) con in­differenza glaciale. Che torto mi fate pensando così! Che oltraggio al mio Di­vin Cuore, tutto premura e attenzione anche per il minimo di voi!

La morte: fa paura davvero?

Padre Pio non solo vedeva chiaramente dove stavano i defunti, ma di tanti viventi sapeva la durata della vita, il giorno della morte, il tempo dell´eventuale sosta in Purgatorio e dell´entrata gloriosa in Paradiso. Una mattina, celebrata la S. Messa e terminato il ringraziamento, che faceva seduto in sacrestia, il Padre si alzò in piedi. Guardò attorno e poi chiamò un uomo: "Vieni sopra con me !"
Fatto strano. Tutti mossi dalla curiosità e dalla santa invidia, guardammo meravigliati quell´uomo fortunato che, contento, seguiva il Padre. Dopo una buona mezzora, lo vidi scendere lento, pallido e mesto. Mi avvicinai: "Come va?" gli chiesi. Stentava a parlare.
Finalmente riuscì ad aprir bocca e mi disse: "E´ la prima volta che vengo a S. Giovanni Rotondo. Non ho mai visto Padre Pio. Appena in corridoio, mi ha invitato a entrare in cella. Poi mi ha domandato: "Come stai? ". "Bene", ho risposto.
Quindi, con voce commossa, ha continuato: "Amico mio, fra una settimana lascerai questo mondo. Non temere! Preparati con umiltà. Ti starò continuamente vicino, e io stesso ti accompagnerò in Cielo".
Io rimasi turbato. Non riuscivo a dirgli una parola. Lo guardavo con grande affetto. Poi me lo presi sottobraccio e, con tremore cominciai a dirgli qualcosa. Quel pover´uomo comunicò il fatto anche agli amici con i quali era venuto a San Giovanni Rotondo. A uno a uno ammutolivano tutti, mettendosi in disparte. Dopo qualche tempo rividi gli amici di ritorno a S. Giovanni Rotondo.
Chiesi subito notizie e mi dissero: "Dopo un paio di giorni, quell´uomo improvvisamente si è ammalato e, giusto dopo una settimana, come gli aveva predetto il Padre, è morto. Se si è avverata la morte, certamente si sarà avverato che è in Paradiso. Beato lui!" Anch´io risposi: "Beato lui".
La gente venne a conoscenza del fatto e tutti avevano paura di essere chiamati dal Padre dopo la Messa.
(Don Pierino Galeone)

Benedetto XVI - Udienza generale 17 agosto 2011

Nel nostro tempo siamo assorbiti da tante attività e impegni, preoccupazioni, problemi; spesso si tende a riempire tutti gli spazi della giornata, senza avere un momento per fermarsi a riflettere e a nutrire la vita spirituale, il contatto con Dio. Maria ci insegna quanto sia necessario trovare nelle nostre giornate, con tutte le attività, momenti per raccoglierci in silenzio e meditare su quanto il Signore ci vuol insegnare, su come è presente e agisce nel mondo e nella nostra vita: essere capaci di fermarci un momento e di meditare.

L´Angelo Custode: testimonianza su Padre Pio

Un giorno, due sposi insegnanti, tornando da scuola, trovarono il loro bambino febbricitante. Provarono dei farmaci casalinghi, ma non servirono a nulla. A mezzanotte il marito disse a sua moglie: "Bisogna pure andare a letto, se domani dobbiamo andare a scuola. Tu dormi qui con il bambino ed io dormirò nell´altra camera". Poco prima di andare a letto ricordò di aver letto, in un libro di Padre Pio, che gli si potevano mandare gli angeli; e così fece: era l´una meno cinque. Si svegliò alle tre e pensò subito di andare a vedere come stava suo figlio. Lo trovò sano a letto. Felice, svegliò sua moglie, e le disse: "il bambino sta bene" Lei rispose: "Me lo spiego, perché prima di andare a letto ho mandato l´angelo custode da Padre Pio". E risultò che l´avevano fatto tutti e due.
Dopo alcune settimane, questo signore andò da Padre Pio per ringraziarlo personalmente. Quando entrò in sacrestia, Padre Pio era circondato da molti uomini, ma, vedendolo arrivare, gli disse con umorismo: "Con voi non si può nemmeno riposare di notte" L´insegnante imbarazzato chiese scusa, ma Padre Pio rispose bonariamente: "Perché ti scusi? Io sono sempre felice quando arrivano gli angeli, anche se arrivano di notte". Questo signore ringraziò il Padre, ma la risposta fu: "Va davanti al Tabernacolo e dalla Madonna".Un po´ impacciato e timido, poiché tutti lo guardavano disse: "Padre Pio, potrei chiederle quale angelo arrivò prima da lei: quello di mia moglie o il mio?". Sorridendo Padre Pio rispose: "Il tuo angelo custode arrivò all´una meno cinque, e quello di tua moglie un po´ dopo".Dal Sorriso di Padre Pio

Scintilla

Il tempo che impieghi nella preghiera, Dio te lo restituira' con altrettante benedizioni nelle tue opere. La preghiera ti fa gustare il cielo, dilata il tuo cuore e lo rende capace di amare Dio. Il più bel compito dell'uomo è quello di pregare e amare. Quando preghi parli con Dio. La preghiera è divina perchè anche il Signore ha pregato.

La preghiera è vita con Dio nell'amore

Una delle più belle definizioni della preghiera suona così: "La preghiera è vita con Dio nell'amore!" A noi cristiani ogni tanto rimproverano che le nostre invocazioni sono troppo rumorose, veloci, e che non dedichiamo loro il tempo necessario. Questo può anche essere vero.
Gesù ha severamente criticato la preghiera formale, quella delle labbra, incapace di cambiare la vita. Ha criticato anche la preghiera di richiesta, in quanto è solo la ricerca di ciò di cui abbiamo bisogno. Gesù ha paragonato questa preghiera con quella pagana, che non viene esaudita.
Infatti la nostra preghiera può essere veramen­te atea, cioè senza Dio. Questo succede quando nella preghiera cerchiamo quello che ci serve, ma non cerchiamo Dio e la Sua volontà. Gesù, infatti, premette che il Padre sa tutto quello di cui abbia­mo bisogno, che ci ama ed è pronto a donarci tutto; ci invita a cercare prima di tutto il Regno di Dio e la Sua giustizia e tutto il resto ci sarà dato in abbondanza.
Ciò non vuol dire che non possiamo pregare Gesù per le nostre necessità, dire a Lui quello che ci opprime, cercare il Suo aiuto nelle difficoltà. Anzi, Egli stesso ci esorta:
"Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bus­sate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto!" (Mt 7,7-s).
Però se la nostra preghiera rimane ferma sulle richieste, allora essa è atea, perché non cerca Dio, ma solo i Suoi doni. Dio non vuole stare con noi solo quando abbiamo bisogno di Lui, ma vuole rimanere con noi sempre.
Molti cristiani vivono la crisi della preghiera. Sono convinti di non saper pregare e di non avere tempo per la preghiera. Ma la verità è un'altra. Essi cercano prima di risolvere in un altro modo i propri problemi, e se non ci riescono, allora pro­vano con Dio. Come se Dio fosse un "pronto soc­corsoi"
Mentre se non hanno alcun bisogno, allora non hanno bisogno neanche di Dio e non Lo cercano. Perciò si può dire che il vero problema della preghiera è il nostro rapporto con Dio, cioè la no­stra Fede.
Esistono diverse forme e modi di pregare. Da noi è più espressiva la preghiera orale, con molte paro­le, testi e canti. Questo è bene, ma non soddisfa più il cuore dell'uomo d'oggi. Il cuore si riempie quoti­dianamente di informazioni varie, di immagini: ha bisogno della tranquillità e della pace per incon­trarsi con Dio. Perciò il senso di tutte le parole, dei canti, delle invocazioni sta nel fatto che l'ani­ma ed il cuore entrino in un nuovo ritmo, quello divino, per poter rimanere con Dio, nella pace.

La preghiera più adatta a questo scopo, è cer­tamente quella di Adorazione. Mentre ogni nostra preghiera, come abbiamo detto, può diventare atea, perché in essa invece di cercare Dio cerchia­mo i Suoi doni, l'Adorazione è qualcosa di partico­lare. Se dedico del tempo a Gesù adorandoLo nel Santissimo Sacramento dell'Altare, allora io cerco Lui presente nel Sacramento, che è Emmanuele - Dio con noi. Non Lo cerco per i Suoi doni.
Se Lo adoro, vuol dire che cerco soprattutto Lui, Lo benedico e Lo ringrazio, Lo lodo e Lo esalto, perché Egli è il Signore. La fede e l'amore sono la condizione dell'Adorazione. Noi non riusciamo a trattenerci a lungo con la persona della quale non ci fidiamo, o non amiamo.
Questo vale anche per i nostri rapporti con Dio. La fiducia e l'amore crescono dimorando gli uni con gli altri. E quanto più cresce l'amore verso qualcuno, tanto meno abbiamo bisogno delle pa­role per capirci, e rimane sempre più spazio per il silenzio, che penetra nelle profondità del nostro cuore e della nostra anima e raggiunge la tranquil­lità "in Dio" e non nelle "cose" che Egli ha dato.
In questo tempo senza-Dio, caratterizzato dal materialismo e da varie idolatrie, che nella corsa frenetica distolgono il cuore umano dalla presenza divina, accade che molti cristiani si sentano vuoti dentro, soli, nella paura e nell'angoscia, senza la luce e senza una via d'uscita, nell'amarezza e nel­la sofferenza, senza vita interiore e senza un rap­porto con Dio. In questo vuoto assoluto, l'Adora­zione è di prima necessità. Riconoscere Dio nel proprio cuore, riservargli il primo posto, ascoltar­Lo, dimorare in Lui, riposare in Lui, creare lo spa­zio per Lui, collaborare con Lui servendosi dei Suoi doni, stare in ascolto e riconoscersi in Lui: questa è la necessità assoluta del cristiano d'oggi. Riconoscere Dio nelle Sue creature, accoglierlo con amore e collaborare con Lui, lo può solo chi sa adorarlo.
Con l'Adorazione cresce e si approfondisce sempre di più il rapporto con Dio Creatore e con sé stesso, come essere creato e donato, ma an­che verso gli altri uomini e verso tutto il creato. Il fatto terribile che avvengono tanti conflitti parla da sé: l'uomo d'oggi si trova sulla via dell'autodistruzione. E tutto questo, perché si è al­lontanato da Dio, cioè dalla vita e dalla luce, dal­la verità e dall'amore.
Il cuore umano non può rimanere tranquillo. Perciò aumenta la violenza e la distruzione.
Al mondo può capitare quello che succede al bambino che non ha sperimentato l'amore materno e paterno: ed allora lo cerca in tutti i modi, senza saper scegliere i mezzi, ma, anzi, distruggendo sé stesso e gli altri attorno a sé.
P. Slavko Barbaric

Tratto da “Adorate col cuore mio figlio”
di P. Slavko Barbaric OFM