venerdì 24 giugno 2011

Ti prego, àmati

Ti prego, àmati! Accogli te stesso con bontà! Te lo dico io, Gesù. Amati, guàrdati come io ti guardo, con gioia. Ricevi te stesso come persona, come spi­rito il cui valore costa il mio santissimo sangue. Consìderati dono, dono da mettere tutto così com'è al servizio. Amati! È importante! Allo specchio ammira i tuoi occhi a cui diedi la luce, aiutato da chi ti ge­nerò. Gioisci del tuo corpo, abitazione del mio Spi­rito, dal battesimo in poi. Sii contento del tuo no­me. Lo uso per chiamarti, per stringerti a me, per parlarti nella coscienza. Prendi la coscienza, tira fuori dal tuo tesoro (che ti ho consegnato) tutte le tue bel­lezze, capacità, doti, qualità, competenze. Ti ritro­verai immerso, sommerso. Esulta! Riconósciti gran­de, per mio merito. E poi abbraccia la tua storia in tutti i singoli momenti. È la tua storia, è la nostra storia, mia perché ti conducevo o ti attraevo, tua per­ché è la tua vita, sono le tue esperienze. Vedila nel­la sua realtà, senza manipolazioni o finzioni. Sii sin­cero con te stesso. Lodami per tanti positivi eventi. Chiedimi misericordia per le cose brutte. Ma pure accèttati, perdónati, àmati. Non punirti! Non esse­re spietato nel rinfacciarti le colpe. Sii generoso nel perdono! Cancella miserie, inadempienze, cadute. Guarisciti con la speranza.





Tutto io so trasformare in grazia, perfino il male più ripugnante. Non affliggerti! Fa' scendere sul tuo passato la mia compassione, la tenerezza di mia Ma­dre. Il futuro ti spalanchi la pace, la riconciliazione non solo con te, ma con tutti. Gioiello mio, dilata il tuo cuore pensando a te stesso. La tua preziosità immensa è fondata su di me che ti amo più di quan­to immagini. Ciao. Tuo unico Salvatore Gesù

mercoledì 22 giugno 2011

Sant'Agostino e l'Angelo

Agostino era dottissimo: aveva studiato i libri degli uomini più dotti dei tempi antichi. Un giorno mentre stava passeggiando sulla riva del mare, pensava a certi argomenti di cui doveva trattare sui suoi libri.
E, fra l'altro, pensava alla S.S. Trinità; si sforzava di comprendere un poco di questo mistero difficilissimo, per poterne dare delle spiegazioni.
Quand'ecco fu distratto da un graziosissimo bambino che sembrava assai affaccendato nell'attingere acqua dal mare con una conchiglia, e nel  versare ripetutamente quell'acqua entro una buca che aveva scavato nella sabbia.
Il Santo si fermò e domandò al bambino: - Che fai? Perchè ti affanni tanto a versar acqua in questa buca? –
E il bambino rispose: - Voglio svuotare il mare e versarne tutta  l'acqua in questa buca.
- Impossibile - esclamò Agostino sorridendo, - non vedi quanto è grande il mare? Come potrai tu far entrare quella immensa quantità di acqua in una buca cosi piccola?
Il Bambino guardò lungamente Agostino, fissandolo con uno sguardo significativo e penetrante, e poi aggiunse: - Io non posso svuotare il mare e farlo entrare in questa buca? E tu vuoi comprendere come è fatto Dio, che è infinitamente più grande del mare?... La tua intelligenza, in confronto alle infinite perfezioni di Dio, è più piccola del fosso, che io ho fatto sulla sabbia. Detto questo il bambino s'illuminò di una luce celeste... e disparve.
Era un angelo del Paradiso, che Dio aveva mandato al santo, per dargli un insegnamento tanto importante, e cioè che la nostra intelligenza è troppo limitata e non può comprendere la natura di Dio e le sue infinite perfezioni.
Le mani di Dio (Anonimo)
Un maestro viaggiava con un discepolo incaricato di occuparsi del cammello. Una sera, arrivati ad una locanda, il discepolo era talmente stanco che non legò l’animale.
“Mio Dio, pregò coricandosi, prenditi cura del cammello: te lo affido”.
Il mattino dopo il cammello era sparito. “Dov’è il cammello?” chiese il maestro.
“Non lo so”, rispose il discepolo. “Devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il cammello. Non è certo colpa mia se è scappato o è stato rubato. Ho semplicemente domandato a Dio di sorvegliarlo. E’ Lui il responsabile. Tu mi esorti sempre ad avere la massima fiducia in Dio, no?”
“Abbi la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello”, rispose il maestro. “Perché Dio non ha altre mani che le tue”.
Dio solo può dare la fede;
tu, però, puoi dare la tua testimonianza.
Dio solo può dare la speranza;
tu, però, puoi infondere fiducia nei fratelli.
Dio solo può dare l’amore;
tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare.
Dio solo può dare la pace;
tu, però, puoi seminare l’unione.
Dio solo può dare la forza;
tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.
Dio solo è la via;
tu, però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce;
tu, però, puoi farla brillare negli occhi di tutti.
Dio solo è la vita;
tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile;
tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso;
egli, però, preferisce contare su di te.».

Imparare ad amare

Imparare ad amare

Un uomo, che si sentiva orgoglioso del verde tappeto del suo giardino, un brutto giorno scoprì che il suo bel prato era infestato da una grande quantità di "denti di leone". Cercò con tutti i mezzi di liberarsene, ma non poté impedire che divenissero una vera piaga.

Alla fine si decise di scrivere al ministero dell'Agricoltura, riferendo tutti gli sforzi che aveva fatto, e concluse la lettera chiedendo: "Che cosa posso fare?".

Giunse la risposta: "Le suggeriamo d'imparare ad amarli".

Morale: Autentica piaga é per una persona non accettare gli avvenimenti, non amare tutto ciò che c'é nel suo giardino. Se non si può averla vinta con tanti "denti di leone" che esistono, è necessario apprendere una nuova tecnica: quella dell'amore. Imparare ad amare non è per nulla facile, poiché bisogna perdere, impiegare molto tempo per ascoltare gli altri: piante, animali, persone.

Il vivere in comunità, é come essere piantato in un giardino. In essa ci sono ogni specie di fiori, piante... Alcuni fioriscono più degli altri; alcuni in un tempo, altri più tardi. Ci sono addirittura piante che non fioriscono mai. Però tutte hanno una funzione, una missione.

I primi cristiani erano di "un cuor solo ed un'anima sola, e nessuno riteneva niente come proprio, anzi tutto era di tutti" (Atti, 4,32).

Si distinguevano da coloro che non erano cristiani per il solo fatto d'aver appreso ad amare e di crescere nell'amore.

Dei primi cristiani affermava Diogneto: "Amano tutti e da tutti sono perseguitati. .. Sono poveri, ma arricchiscono tutti. Sono privi d'ogni cosa, ma abbondano in tutto... Li caricano di vituperi, e loro li benedicono.. . Li si ingiuria e loro onorano. Si comportano bene e sono castigati come malfattori. Condannati a morte, si rallegrano come se fosse loro donata la vita".

Il figlio più saggio

Molto tempo fa c’era un uomo che aveva tre figli ai quali voleva molto bene. Non era nato ricco, ma con la sua saggezza e il duro lavoro era riuscito a risparmiare un bel po’ di soldi e a comprare un fertile podere. Divenuto vecchio cominciò a pensare a come dividere tra i suoi figli ciò che possedeva. Un giorno decise di fare una prova per capire quale tra i suoi figli fosse il più saggio. Li chiamò al capezzale e diede a ciascuno cinque soldi e chiese loro di comperare qualcosa che riempisse la sua stanza che era vuota e spoglia. Ciascuno dei figli prese il denaro e uscì per esaudire i desideri del padre. Il figlio più grande pensò che era un lavoro facile. Andò al mercato e comperò la prima cosa che gli capitò sotto gli occhi: un fascio di paglia.

Il secondo pensò per qualche minuto, poi girò tutte le bancarelle del mercato e alla fine comperò delle bellissime piume. Il figlio più piccolo riflette a lungo sul problema e si chiedeva: “ Che cosa c’è che costa solo cinque soldi e che può riempire una stanza?”. Solo dopo aver pensato per un bel po’ di tempo trovò quel che faceva a suo caso e il suo volto si illuminò. Andò in un piccolo negozio e comperò con i suoi cinque soldi una candela e dei fiammiferi. Tornando a casa felice e si domandava cosa avessero comperato i suoi due fratelli. Il giorno seguente, i tre fratelli si presentarono al padre. Ognuno portò il suo regalo. Il più grande sparse la paglia sul pavimento, ma era cosi poca che fu appena sufficiente per coprire un angolo. Il secondo mostro le sue piume, ma riempirono appena due angoli. Il padre era molto deluso dei suoi due figli maggiori. Allora si rivolse al più piccolo: “E tu cosa hai comprato?”. Il ragazzo accese la candela con un fiammifero e la luce di quell’unica fiamma si diffuse per la stanza e la riempi. Tutti sorrisero. Il vecchio padre fu felice del regalo del figlio più piccolo. Gli diede tutti i suoi averi, perché aveva capito che quel ragazzo era abbastanza intelligente per farne buon uso ed avere cura dei suoi fratelli.

Due pesi e una misura (Da Feste e racconti Ebraici, di Colette Estin)

In Libano, c’erano una volta due vicine: una era molto povera; il marito faceva il giro dei mercati, ma non guadagnava un soldo. L’altra era ricca, ma non era mai contenta: si lamentava continuamente della sua sorte e del suo amaro destino. La Pasqua era ormai prossima. Nella casa della povertà non c’era niente, eppure nel cuore della donna restava una speranza. Decise di prendere i vestiti di tutti i bambini, di scendere al fiume e fare il bucato.

Cosi, almeno i bambini avrebbero indossato vestiti puliti per la festa. Si siede sul bordo del fiume, lava e lava, e le sue lacrime si uniscono alla schiuma del sapone. Ad un tratto, scorge accanto a sé un vegliardo, dal volto pieno di compassione: “che cosa ti è accaduto, mia povera donna? Ti manca forse qualcosa?”.

La donna si affrettò a rispondergli che non le mancava niente, solo che le era entrata negli occhi dell’acqua insaponata e per questo piangeva.

“Hai tutto pronto per la festa?”.

"Si".

“Hai pane e vino?”:

"Sicuro!"

“Le candele e la tovaglia sono pronte?”

"Ma certo!"

“Se le cose stanno cosi, arrivederci, e buona festa!”.

Il giorno dopo, la donna ricca scese al fiume a fare il bucato, brontolando sul duro lavoro che precede la Pasqua. Ad un tratto, anche lei si accorse che aveva accanto un vecchio, che le pose le stesse domande che aveva poste il giorno prima all’altra donna.

A tutte le domande la donna rispose con furore e amarezza: "Niente!"

Non aveva preparato niente, non aveva niente, e la sfortuna perseguitava suo marito.

L’uomo augurò anche a lei una buona festa e scomparve.

La sera della festa, non c’era niente nella casa della povertà.

La tavola era vuota e la stanza era buia. I bambini erano affamati, ma indossavano abiti puliti, e la tovaglia era candida.

Dalla donna ricca invece c’erano molte cose sul tavolo, ma sui volti dei commensali non si notava nessuna gioia: le loro bocche erano piene di lamentele.

Comparve in strada il vegliardo dalla barba bianca.

Con il suo bastone bussò alla porta della donna ricca e annunciò: “Quel che hai detto sulla riva del fiume si avveri!”.

Poi bussò alla porta dell’altra donna e disse: “Quel che hai detto sulla riva del fiume si avveri!”.

Ed ecco che la tavola si riempì di cibi prelibati, lampade d’argento che pendevano dal soffitto e la casa fu piena di gioia, di allegria e di canti festosi.

La donna volle ringraziare il misterioso uomo, ma era già sparito.

Capì che non era altri che il profeta Elia, che il suo ricordo ci sia di benedizione.

martedì 21 giugno 2011

LA VITA CRISTIANA

Essere cristiani significa:
- Amare Dio e il prossimo, ogni prossimo.
- Frequentare i sacramenti: confessarsi almeno una volta al mese e ogni volta che si pensa di aver commesso una colpa grave; comunicarsi almeno ogni domenica partecipando alla santa Messa.
- Recitare il santo rosario alla Madonna - è un'arma di salvezza importantissima - ogni gior­no. Un quarto d'ora ci deve ben essere per la nostra Mamma celeste.
- Combattere ogni ipocrisia e menzogna. Esse­re sinceri e presentarsi nelle idee e nei fatti come si è, in verità.
- Non giudicare e non condannare nessuno, non parlare e non pensare male, non fare del male a nessuno, al contrario apprezzare e pensare bene di tutti.
- Essere onesti sul lavoro e con le leggi dello sta­to, da cittadini esemplari.
- Obbedire alla dottrina della Chiesa, agli inse­gnamenti del papa e della gerarchia.
Essere casti cioè rispettosi dell'alto significato del corpo e del sesso, combattendo ogni impurità che turba il cuore.
- Formarsi una buona e sana coscienza, e ascol­tarla sempre come voce di Dio.
- Avere fiducia nella misericordia di Dio senza mai disperare. La disperazione è la vittoria di Sata­na. Il peccato più grosso che si può fare è un mosce­rino di fronte al perdono senza limiti di Dio.
- Aiutare e servire il prossimo come e quanto più è possibile secondo le forze.
- Perdonare chi ci fa del male, come Dio perdo­na noi. Cercare di essere in pace con tutti.
- Ricordare che siamo pellegrini sulla terra e la nostra vera patria è il cielo, faccia a faccia con Dio per l'eternità nell'amore.
- Accettare di essere criticati e di essere aiutati e corretti per migliorare e crescere nelle virtù. - Essere pazienti, miti, mansueti nelle prove e nelle sofferenze, nelle incomprensioni e nella malattia fisica, pensando a ciò che Gesù ha patito, lui che era senza colpa. Noi siamo colpevoli e dobbiamo fa­re penitenza.
- Avere nel cuore sempre una spinta a pregare di più, sempre di più.
- Fare penitenza: la più grande penitenza è quella di essere umili e puri, di essere immacolati coi no­stri sensi, coi nostri occhi, mani, bocca, sessualità e soprattutto coi pensieri, contro Satana.
- Avere tanta gioia di essere cristiani da voler comunicare agli altri il vangelo, da voler aiutare i di­sperati, i lontani, gli atei, i poveri, i più indifesi, i più emarginati, tutti.
- Avere il cuore distaccato dai soldi, dalle cose, dagli affanni e vivere nella libertà, pur assumendosi le proprie responsabilità della vita e contribuendo a rendere migliore questo mondo.
- Ritenersi così piccoli e miseri e così indegni della bontà di Dio, da considerare tutto dono e gra­zia sua, senza attribuire nulla al proprio io e rife­rendo tutto a Dio.
- Essere pronti a testimoniare la fede fino al mar­tirio, al dono della vita.
- Essere sempre pronti a morire nel totale ab­bandono a Dio, ben sapendo che la morte può co­glierci all'improvviso.