venerdì 1 aprile 2011

L’IMPORTANZA DEL DIGIUNO

Il numero di quaranta giorni previsto per la Quaresima non è stato stabilito dagli uomini, ma consacrato da Dio. Esso non è il risultato di considera­zioni terrene, ma è "ordinato dalla celeste Maestà". I richia­mi biblici al numero di "qua­ranta" sono molteplici, ma a noi inte­ressa guardare al Divin Modello, che ha digiunato nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti. Questo sacro tempo di penitenza, vissuto dal Signore sulla terra, aveva la funzione di causa esemplare per noi, viatori in questa valle di lacrime, in continuo pericolo di peccare e deviare dal ret­to sentiero che conduce a Dio.
I Padri della Chiesa hanno espresso unani­memente e con diverse sfumature l'importanza del digiuno. Dice, ad esem­pio, san Pietro Crisologo: «Il digiuno è pace del corpo, forza delle menti, vigore delle anime»; e ancora: «Il digiuno è il timone della vita umana e regge l'intera nave del nostro corpo». Sant'Ambrogio risponde così alle eventuali obiezioni contro il digiuno: «La carne, per la sua condizione mortale, ha alcune sue concupiscen­ze proprie: nei loro confronti ti è sta­to concesso il diritto di freno. La tua carne è sotto di te: non seguire le sol­lecitazioni della carne fino alle cose illecite, ma frenale alquanto anche per quanto riguarda quelle lecite. Infatti, chi non si astiene da nessuna delle cose lecite, è prossimo pure a quelle illecite». In un sermone, san Giovanni Crisostomo parla di medi­cina del digiuno che "il nostro filantropico Signore, da Padre amorevole" esco­gitò per noi.
Siccome vo­lentieri l'uo­mo, dando libero sfogo alla sua natura, si lascia andare al piacere e non sa contenersi nella giu­sta misura, allora deve sempre torna­re a digiunare, per liberarsi interior­mente dagli assilli per le faccende di questo mondo e potersi rivolgere al­le cose spirituali. Cassiano ritiene che troppo cibo ottunde il cuore e, "se lo spirito ingrassa come il cor­po", allora attizza della "maligna esca per il peccato". Infatti - come spesso ripetevano gli antichi - molto cibo assopisce la vigilanza spirituale dell'uomo.
Questo principio ricorre di conti­nuo negli scritti dei primi monaci e dei Padri della Chiesa. Dice ad esempio sant'Atanasio: «Vedi dun­que cosa fa il digiuno! Guarisce le malattie, libera il corpo dalle sostan­ze superflue, scaccia gli spiriti mali­gni, espelle i cattivi pensieri, dà allo spirito una grande chiarezza, purifi­ca il cuore, spiritualizza il corpo, in una parola fa accedere l'uomo di­nanzi al trono di Dio... Grande forza è il digiuno, e porta a grandi vitto­rie!». Ma sant'Atanasio non si ferma solamente all'efficacia del digiuno sul corpo. Secondo lui, il digiuno scaccia gli spiriti maligni, espelle i cattivi pensieri e induce una maggio­re chiaroveggenza dello spirito. Purifica dunque corpo e anima insie­me, divenendo un mezzo ascetico di straordinaria efficacia.
Nei suoi sermoni, anche san Basilio Magno sottolinea di continuo l'efficacia salvifica del digiuno sul corpo e sull'anima. Rammenta come i medici prescrivano il digiuno ai malati e come un corpo che si con­tenta di un'alimentazione parca e leggera eviti le malattie meglio d'un altro che invece esagera in cibi pe­santi, di difficile assimilazione. Ne conclude che il digiuno è un'efficace medicina contro il peccato. Si de­v'esser contenti d'avere questo rime­dio per il peccato, e perciò con spiri­to lieto si deve digiunare, invece dì darne spettacolo per apparire grandi asceti dinanzi agli altri; altrimenti il digiuno non serve.
San Giovanni Climaco attribuisce al digiuno analoghi effetti: «Il digiu­no blocca il profluvio delle chiac­chiere, allevia l'inquietudine, favori­sce l'ubbidienza, rende gradevole il riposo, sana i corpi, placa gli animi».
Soltanto discordia proviene inve­ce dall'intemperanza, dall'imperver­sare delle passioni e degli istinti. Il digiuno obbliga l'uomo alla discipli­na, lo libera dal predominio delle sue passioni e così gli dà intima pace. Una pace che non è puramente spiri­tuale, ma anche dei corpi, come dice il Crisologo. Il corpo s'acquieta, sia perché non più sfiancato da pesanti digestioni, sia perché i suoi istinti vengono imbrigliati.Nei Padri della Chiesa il digiuno non è pura disciplina esteriore, un'opera di cui ingemmarsi davanti a Dio, ma un salutare esercizio, una benefica pratica che deve guidare tutto l'uomo - corpo e anima - al dominio delle passioni per avvici­narsi sempre più profondamente e meno indegnamente al suo "Ottimo Dio".

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