sabato 24 settembre 2011

LE CREATURE Di TETKA - Medjugorie il trionfo del Cuore - Suor Emmanuel

Tetka comincia il suo lavoro di pastorella a sette anni e non lo abbandona più. Appartiene a quella razza nobile e solida che la Gospa ha scelto a Medjugorje, la cui fede è senza compromessi perché Dio è Dio. Il suo cuore vibra costantemente all'unisono con la natura e con il Creatore.
Conosce ciascuna delle sue quaranta pecore per nome come pure ogni pietra, ogni cespuglio, ogni angolo della vallata di Medjugorje. Voi la trovate ancora oggi, seduta su una pietra vicino al Sivric, che fila la lana recitando il Rosario e custo­disce il suo gregge con occhio vigile. Ogni sera, quando si avvicina l'ora della Messa, si fa bella per recarsi in chiesa, percorrendo faticosamente i sentierini rossi, pieni di sassi, che serpeggiano nei campi. Niente la ferma, nè il gelo, nè la "bora", quel vento invernale ghiacciato che gela le ossa, n'è la canicola di luglio, perché il suo vero tetto è il cielo e la sua vera sicurezza è il camminare con Dio.
Mi godo la sua compagnia e il suo viso luminoso baste­rebbe da solo per farci capire perché la Gospa ha scelto que­sto villaggio. Niente teologia, niente sottigliezze di linguag­gio, nessuna conoscenza venuta dai libri, ma secoli di umile ascolto dei sussurri di Dio nel cuore. Perché per questo popolo che ha bagnato con le lacrime e il sangue le vallate dell'Erzegovina, Dio è l'unico grande amico, l'amico sicu­ro, il Dio il cui Credo ha resistito all'Islam e al comunismo.
Vicino a lei imparo a conoscere Dio meglio che nei mona­steri, perché tutto diventa semplice e limpido. Come tutti i croati della zona, parla delle cose più dolci con il tono di voce altissimo di chi arringa un'armata pronta per la batta­glia; fa parte del suo fascino. La calca dei pellegrini che ha invaso il suo territorio non ha cambiato niente delle sue abi­tudini. Veramente alcune cose da parte di questi stranieri la stupiscono, ma io suppongo che renda grazie a Dio di esse­re la più felice delle donne, custodendo le sue pecore lonta­no dal mondo che "non sa riconoscere la destra dalla sini­stra".
Abita con i suoi nipoti, Petar, Anka e Mladen, che sono miei grandi amici. Un giorno Petar mi ha detto:
"Sorella, molte pecore sono malate, moriranno e si teme che tutto il gregge sia contagiato!".
Desolata dalla notizia, ho detto due parole banali per mostrargli la mia tristezza, quando di colpo un'ispirazione folgorante ha colpito la mia povera mente. Mi sono ricorda­ta infatti di un messaggio della Gospa nel quale ci chiedeva di "trasmettere la sua benedizione speciale e materna a tutte le creature" (Messaggio del 25.12.88). Spesso mi ero posta questa domanda: "Che cosa intende per 'tutte le creature'? Include anche gli animali?"
Per questa famiglia perdere tutto il gregge era una cata­strofe e non potevo più permettermi di dilungarmi in anali­si esegetiche. Bisognava passare all'azione al più presto.
"Petar", ho detto per provocarlo, "la soluzione al tuo pro­blema te la dà ancora una volta la Gospa nel suo messaggio sulla `benedizione speciale e materna''".
"Di che benedizione parli?", disse Petar.
Ne ero sicura, ignorava tutto di questo messaggio. Sarebbe stato un peccato perdere l'occasione di prenderlo in contropiede, così gli ho detto con aria stupita:
"Come, tu un croato, nato a Medjugorje, non conosci que­sto messaggio? Dev'essere proprio una straniera a dirti quello che la vostra Gospa vi ha detto nella vostra lingua, nel vostro villaggio?".
Ho capito dal suo sorriso che avevo colpito nel segno e che non avrebbe mai più dimenticato il famoso messaggio che stavo per rivelargli.
"Maria ha detto: `(...) Oggi vi dò la mia benedizione spe­ciale e materna: portatala ad ogni creatura, perché ne rice­va la pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata'.
Quando parla, delle "creature" certamente include gli ani­mali (mi ripromisi di verificare poi con Marija). Questo significa che devi tornare al tuo gregge e pregare perché riceva la benedizione della Gospa!".
Petar era ancora più confuso.
Ne ero sicura, non ci era abituato e non si cambiano così in fretta le abitudini di un contadino dell'Erzegovina.
"Sorella, preferisco che sia tu a farlo. Tu sei una suora e funzionerà meglio con te!".
D'accordo! Gli ho promesso di tornare nel pomeriggio con i miei fratelli e sorelle. All'ora stabilita Tetka ha fatto uscire le sue bestie e i sei "stranieri" si sono messi a prega­re. Era la prima volta che avevo davanti a me, per la pre­ghiera, degli esserini di lana e non degli esseri umani, ma sentivo la gioia del Creatore in mezzo a noi e tutto questo è avvenuto con semplicità infantile. Ho spiegato a Petar che la Gospa non aveva indicato ne una formula ne gesti particola­ri per questa benedizione e che si poteva quindi pregare con il cuore, liberamente.
Bisogna riconoscere che le pecore malate sono guarite tutte molto presto e che il gregge non si è più ammalato in questi ultimi anni. Certamente Petar e Tetka hanno continuato in segreto (poiché sono molto riservati in queste cose) a tra­smettere ai loro animali la benedizione della Regina dell'Universo.

Note al messaggio --------------------------------------------------------------------------------
' In Francia ci fu un tempo in cui il Cristo aveva più posto nei cuori e in cui i contadini benedicevano sia i campi che il bestiame. Al tempo delle rogazioni si vedevano delle processioni nelle campagne con il prete in testa, seguito da contadini. che cantavano al loro Creatore e benedicevano le terre coltivate. È evi­dente che la Gospa ci invita a riprendere questa bella tradizione. È anche un modo di sbarazzare le nostre campagne dalle pratiche più o meno dubbie che le hanno sostituite, cioè il ricorso ai guaritori di ogni genere, alle persone che hanno doni e poteri. Si deve sapere infatti che molte di queste pratiche hanno origine nella stregoneria (anche se la persona in questione ha una statua di Lourdes nel salotto), e che certi "doni di guarigione" posseduti da alcuni guari­tori provengono da satana stesso lungo la catena delle generazioni. Bisogna anche sapere che satana è un distruttore e non fa regali; in realtà il suo dono non fa che spostare la malattia in un'altra parte della persona per far credere al mira­colo, ma soprattutto per alterare la salute del cuore e dell'anima. Così apparen­temente guarisce un ginocchio malato ma, stranamente, si hanno delle angosce notturne oppure un'improvvisa incapacità a sopportare un parente. L'anima a poco a poco diventa prigioniera, anche se fisicamente questa o quella parte del corpo migliora provvisoriamente. Le preghiere tradizionali della Chiesa e le sue benedizioni sono tesori a nostra disposizione per rispondere ai nostri bisogni. A Medjugorje la Madonna ci raccomanda di ricorrervi: per es. di utilizzare l'acqua benedetta o di portare degli oggetti benedetti su di noi. Ricorrere a dei mezzi pagani per proteggersi o per arrestare il male rischia di introdurre il nemico a casa propria...

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