giovedì 31 marzo 2011

L'abbagliante figura era sulla collina e le stava aspettando

La prima a scorgerla fu Ivanka, poi Mirjana e Milka. È un mercoledì pomeriggio quando, su una montagnola sassosa tra viigne e campi di tabacco, comincia la serie di eventi soprannaturali.
E’ cominciata così, sulle pendici del Crnica (oggi noto come il Podbrdo, «la collina delle apparizioni») , dove alcuni ragazzi si sono spinti per un'escursione. Provengono dai casali di Bija­kovici, uno dei cinque villaggi che costituisco­no la parrocchia di Medjugorje; è il pomerig­gio di mercoledì 24 giugno 1981, festa di san Giovanni Battista.
La prima a scorgerla è Ivanka, 15 anni compiu­ti da tre giorni. La sua attenzione viene attirata lontano da una figura avvolta di luce. «Guarda, la Gospa! (Madonna, in croato)», grida d'im­pulso a Mirjana, l'amica sedicenne che l'accom­pagna. «Ma figurati se si disturba per noi!», la riprende quest'ultima con razionale ironia, trascinandone i passi e i pensieri oltre l'angolo del sentiero. Ma Ivanka è turbata, e quando in­contra la più piccola Milka, in cerca di aiuto perché si sono disperse le pecore, convince lei e Mirjana a tornare a quella piega del monte da dove ha percepito la luce. Una curva ancora e i simpatici sfottò muoiono in bocca a Mirjana. Tut­te e tre le ragazze ora vedono: sulla collina, a duecento metri da loro, si trova una bellissima e giovane donna, con un bimbo in braccio. Rivestita da un velo, dai line­amenti dolci e radiosi, la figura appare come sospesa nell'aria. In quel momento arriva Vicka: attardatasi a casa, stava cercandole; le chiama per scuoterle, poiché di spalle le paiono pietri­ficate. Anche Vicka la vede e, impauritasi, scap­pa subito via. Incrocia due ragazzi, Ivan Ivan­kovic e Ivan Dragicevic. «Vicka, ma che fai? Ti va una mela?». Lei, ansimante, li induce a se­guirla di nuovo su per il colle. I ragazzi accetta­no, giusto per non dispiacerle: sembrerebbe uscita di senno. Ma pure loro vedono. La giova­ne donna con una corona sulla testa, mentre copre il Bambino, fa loro cenno di avvicinarsi. I due maschi, sorpresi da quella vista, fuggono via, come Vicka poco prima. Le ragazze, invece, osservano estasiate e confuse senza trova­re la forza di andare da lei.
Sono passate da poco le 18 e la donna scompa­re. Commenterà padre René Laurentin, forse il massimo esperto mariano vivente: «Il paesag­gio campestre di Bijakovici, tra i campi verdeg­gianti di vigne o di tabacco e la sua collina roc­ciosa, contro la quale si addossano le case, si apre al Mistero».

IL GRUPPO DEI SEI

Quando i ragazzi a casa raccontano l'accaduto, lo stupore degli adulti è enorme. Le famiglie, spaventate, ordinano loro di stare zitti: nel regime della ex Jugoslavia, a quel tem­po, è vietato perfino mettere le lumi­narie a Natale. Tuttavia la clamorosa notizia dell'«apparizione» si diffonde ugualmente e la sera di giovedì 25 giugno un gruppo di curiosi si raccoglie sotto il Crnica. Fra di loro ci sono anche i ragazzi della sera prima, tranne Ivan Ivankovic e Milka, il primo, maggiorenne, per timore della polizia, la seconda, appena di dodici anni, perché non glielo permette sua madre: entrambi, pur parte­cipando tra i fedeli a successive apparizioni, non vedranno più la Madonna. La Vergine, come sperato da Ivanka, Ivan, Mirjana e Vicka, appare di nuovo, su una nuvola, ma molto più in alto e senza il bimbo in braccio. Oltre a loro, la vedono anche Marija Pavlovic, 16 anni, sorel­la maggiore di Milka, e suo cugino Jakov Colo, un bambino vivacissimo di 10 anni. Si for­ma così il sestetto dei testimoni «scelti» dalla Vergine. È l'attrazione per quella Presenza che li ha messi insieme, pur così diversi uno dall'altro: ragazzi e ragazze di età differente, vulcanici come Vicka o introversi come Ivan. La splen­dente figura fa di nuovo segno ai ragazzi per­ché si avvicinino. Questa volta i veggenti non hanno esitazioni: molti testimoni di quei giorni ricordano di non poter stargli dietro, allorché, alla vista della Gospa, i sei lasciavano il sentiero per inerpicarsi fra i sassi e gli sterpi, senza ferir­si coi rovi... È il primo di migliaia di «incontri ravvicinati» con la Madre celeste.

"RICONCILIATEVI CON DIO"

Ivanka ha perso la mamma da due mesi. «Come sta?», le domanda piena di trepidazione. La ri­sposta è dolce e materna: «Sta con me, è felice; e desidera che tu sia obbediente alla nonna». Mirjana le chiede: «Tor­nerai?». La Gospa annuisce.
La sera seguente più di mille persone affollano il Podbrdo. Dietro suggeri­mento delle nonne, i veggenti hanno con sé dell'acqua benedetta, per accertare se quella fi­gura misteriosa sia creatura del cielo o del de­monio, come già fece Bernadette a Lourdes. «Se sei la Madonna resta con noi, altrimenti va via!», esclama Vicka aspergendo l'acqua. La donna dell'apparizione sorride divertita e quando Mirjana le domanda: «Come ti chia­mi?», giunge, attesa, la sua rivelazione: «Io sono la Beata Vergine Maria». Quindi scandisce tre volte la parola chiave dei suoi messaggi: «Pace! Pace! Pace!», e ribadisce: «Riconciliatevi con Dio e fra di voi. Perché ciò avvenga è neces­sario credere, pregare, digiunare e confes­sarsi». I veggenti si raccolgono in pre­ghiera. Prima il Rosario; poi recitano il Credo e i sette Pater, Ave, Gloria cari alla devozione locale. Fra i presenti, il meccanico Marinko chiede attraverso i ragazzi un segno per tutti. Dopo qual­che istante i sei si voltano verso di lui in un preciso momento e, in modo inspiegabile, rife­riscono sempre all'unisono la risposta della Vergine: «Beati coloro che pur non vedendo, crederanno». Di ritorno dalla collina la Madon­na appare di nuovo, a Marija soltanto, dicendo­le: «Pace, pace, e solo pace!». La Vergine è rat­tristata e piange; dietro di lei si scorge una croce. Precisa: «Il mondo avrà la pace soltanto se troverà Dio. Dio c'è, ditelo a tutti. Riconciliatevi tra voi; fatevi fratelli. La pace regni fra gli uomini e Dio, e anche fra gli uomi­ni». Esattamente dieci anni dopo, il 26 giugno 1991, cadranno le prime bombe sull'aeroporto di Ljubljana in Slovenia. Una guerra sanguino­sa ridisegnerà la Jugoslavia.

PRIMA SCETTICO, POI CREDENTE

Il neo parroco di Medjugorje, padre Jozo Zo­vko, rientrato la sera del 27 dagli esercizi spiri­tuali, rimane sbalordito. Aveva lasciato, più di un mese prima, una parrocchia sonnacchiosa, la ritrova in piena ef­fervescenza. .. soprannaturale. Quando gli riferiscono che la Madre di Dio è apparsa per tre giorni di fila, ci va cauto, per non dire scettico. Interroga i veggenti: non si contraddicono, ma diffida di Ivanka e di Mirjana, che sono di fuori. Quest'ul­tima, dopo avergli ripetuto per ore l'accaduto, che crede in Dio e lo prega ogni giorno, che è sincera, infine, sbotta: «Padre, ma tu sei peggio dei poliziotti». Il frate teme una trappola. Era infatti stato trasferito dietro le pressioni dell'au­torità, con l'intento di arginare il fascino che ri­scuoteva fra i giovani. «Prima mi confinano a Medjugorje, poi montano una sceneggiata per screditare me, Dio e la Chiesa». La svolta avvie­ne il 3 luglio. Padre Jozo chiede lumi davanti al tabernacolo. Ha invitato i parrocchiani a venire in chiesa a pregare, ma essi preferiscono la col­lina. E che dire di tutta quella gente che viene da fuori: è curiosità o vera sete di Dio? A un tratto prorompe in un'implorazione: «Signore, che hai parlato ad Abramo e a Mosé, illumina anche me!». Immediata la risposta; chiara sen­te una voce nella chiesa vuota: «Esci e proteggi i ragazzi». Il parroco lascia la Bibbia, si genu­flette e si affretta alla porta. Non ha il tempo di aprirla e vede i veggenti affannati e in cerca d'aiuto: «La polizia ci cerca, padre nasconde­teci!». Il parroco li conduce in canonica, poi depista gli agenti nel frattempo sopraggiunti. Da quel giorno la parrocchia di San Giacomo si apre ai sei ragazzi e alle loro celesti visioni. Questa disponibilità costerà al parroco due anni di minacce, carcere e sanguinose torture, ma né lui né i suoi successori metteranno più in dubbio la presenza della Vergine Maria a Me­djugorje.

TENTATIVI DI REPRESSIONE

Frattanto il regime non è stato a guardare. Si teme un complotto clerico-nazionalist a di ma­trice croata, che va stroncato sul nascere. Il 27 giugno i veggenti vengono interrogati dalla Milizia di Citluk, sede del comune di Bijakovi­ci, quindi sottoposti ai primi esami medico­psichiatrici. Il dottor Ante Vujevic li dichiara sani di mente. Alle 18 sono di nuovo liberi e si affrettano al Podbrdo, in tempo per il loro incontro. Il 29 si va di mano pesante. I sei giova­ni sono condotti nel reparto psichiatrico dell'ospedale di Mostar, il capoluogo dell'Erze­govina. Vengono rinchiusi fra i malati di mente e fra i cadaveri dell'obitorio, dove il puzzo è reso insopportabile dal caldo estivo. I ragazzi fanno scudo a ogni intimidazione: «Sappiamo che dobbiamo morire e siamo pronti». L'équipe di dodici medici che li prende in carico ha a capo un osso duro, la psichiatra Muli­ja Dzudza, che oltretutto è musulma­na. Ma alla fine dovrà arrendersi: «Non sono pazzi i ragazzi, ma è paz­zo chi li ha condotti qui!». In seguito la Dzudza relazionerà ai servizi segreti sul co­raggio del piccolo Jakov: «Si sente protetto dal­la Madonna in cui rimette la fiducia e la sua vita. Gli davo del bugiardo cercando di terro­rizzarlo, ma sarebbe morto per le sue convin­zioni. Ha solo dieci anni e non siamo riusciti a spaventarlo. Così gli altri. Se sono manipolati, io non ho potuto smascherarli» .
Le sue parole valgono la resa del regime sul fronte medico-scientifico. Si tenta allora la carta della dissuasione. Il 30 del mese due giovani collaborazioniste, di nome Ljubica e Mirjana, invitano i veggenti per una gita. I ragazzi, pro­vati più per la pressione delle folle (domenica 28 in 15.000 hanno invaso Medjugorje) che dall'esperienza sconvolgente che stanno vi­vendo, sono lieti di questo diversivo. La missione prevede che i giovani non siano a Bijakovici per l'ora dell'apparizione. Ma dal Podbrdo la Madon­na li raggiunge in un grande cono di luce fin là dove si trovano. Ljubica e Mirjana devono aver visto la luce, a ogni modo assistono all'estasi e non si metteranno più al servizio dell'autorità .
Il l° luglio si muove direttamente la po­lizia: in tre riescono a scamparla, ma Ivanka, Marija e Vicka sono prese e portate via. E l'apparizione avviene nel furgone: la Madonna sorride e invita le giovani a non temere di nul­la; lei non abbandonerà i suoi ragazzi.
Gli agenti, turbati, li consegnano ai frati in parrocchia. Intanto Ivan, Jakov e Mirjana hanno avuto la visita della Gospa, ciascuno nella propria casa. L'ultima carta che resta al governo di Belgrado è la chiusura dell'accesso al colle. Ma tale divieto, che diventa stabile dall'agosto 1981, non potrà scoraggiare le appa­rizioni, ma solo dimostrare, come già reso evi­dente nei fatti del 30 giugno e del l° luglio, che esse non sono legate al luogo, ma agli strumen­ti che la Madonna si è scelta: dove essi si trova­no, là ella viene. E la conseguenza, davvero curiosa sotto un regime ateo che non colorava neppure il Natale, è che la gente da quel giorno si trasferì in chiesa, là dove la Madonna ha sem­pre detto di volerci tutti portare.

IL MONDO È CAMBIATO

Quel regime oggi non c'è più e la Jugoslavia è scomparsa con esso. Anche la guerra fredda è finita e il muro di Berlino è stato abbattuto. L'Afghanistan, i Balcani, il Ruanda, l'Iraq, il Darfur: la guerra e nuove divisioni feriscono il mondo. Perfino l'America è stata violata 1'11 settembre del 2001. La Madonna appare anco­ra. Tramite sei ragazzi diventati adulti, a Me~ djugorje o dove essi si trovino, rinnova a cia­scuno il suo messaggio di pace. (Tratto da: ‘OGGI’ “La Madonna di Medjugorje” nr 3 6/2009)

Nessun commento:

Posta un commento