Il "volo" successivo fu spettacolare, perché dovettero attraversare l’"oceano. L'angelo custode si concesse il lusso di occelerareë a fondo e a Giacomo parve di esser diventato un razzo.
- "Uou! Che meraviglia!".
- "E contento il mio passeggero?".
- "Super contento!".
Allora, l'angelo alterò la voce imitando il tono degli annunci che si sentono sugli aerei, che, Dio solo sa come mai, sembrano sempre pronunciati dalla stessa persona, ogni giorno dell'anno e quale che sia la compagnia aerea.
- "Gentile signor passeggero, il comandante dell'equipaggio la informa che stiamo sorvolando l'Oceano Atlantico, ad una velocità di..., vediamo... di un razzo, come dici tu... E ci stiamo dirigendo nella residenza di una famiglia facoltosa. I genitori sono giovani, hanno una figlia della tua età e altri due bimbi. Per loro il Natale è stato finora una festa come tutte le altre. La novità è che Emily, così si chiama la bambina, ha chiesto ai suoi genitori di poter preparare il Presepe in casa. E stata una tragedia, perché loro non vogliono. La preghiera della bambina è arrivata dritta al cuore di Maria e Lei desidera che tu, gentile signor passeggero, la aiuti. Ti informo che entreremo passando da una finestra entro tre secondi: tre, due, uno...".
E, come piovuto... dal cielo, appunto... Giacomo si ritrovò nel solone di una casa che non aveva nulla da invidiare al palazzo di Cenerentola. Non c'era nessuno e il bambino girò su se stesso, lentamente, per ammirare tutt'intorno. Il suo sguardo si fermò di fronte all'immagine di un ritratto di famiglia, appeso sopra un grande camino. Era splendido. Vide il volto dipinto della bambina e gli parve degno di una principessina. Il tappeto sotto i suoi piedi era folto e così morbido che a Giacomo sembrò di camminare sul proprio letto. In quel momento senti un rumore. Con passo veloce e silenzioso, attutito dal tappeto, si diresse verso il fondo della sala, attraversò un corridoio e raggiunse una grande scala di marmo bianco, con la ringhiera dorata. Udi ancora rumore, e salì i gradini arrivando ad un altro lungo corridoio che conduceva ad una serie di stanze. L'ultima porta era semiaperta. Giacomo avanzò. Sentiva che il cuore gli batteva forte come un tamburo. Forse il passare direttamente dal laboratorio di un falegname di montagna ad una dimora da favola rappresentava per lui una prova cui non era abituato. Si fermò a un passo dalla porta e si chiese dove aveva messo la statuina di Gesù Bambino che doveva consegnare. Non l'aveva! S'innervosì.
- "Pss! Giacomo!" bisbigliò Angioletto.
- "Meno male che sei qui! Ma dov'è la statuina?", sussurrò il ragazzino. - "Scusa, se non te l'ho detto... Tu puoi capirmi: quando si va di fretta... Ma, guarda, non occorre che te la dia perché...
E l'angelo gli sussurrò all'orecchio una spiegazione che il ragazzino ascoltò con attenzione, annuendo con la testa.
- "E ora vai, che Emily ti aspetta".
Giacomo fece un passo avanti, ma subito si fermò e si voltò verso l'angelo, e ne approfittò per chiarire un aspetto curioso della faccenda: - "Senti un po', Angioletto, tu continui a ripetermi che 'tutti mi aspettano', ma poi in effetti nessuno sa che devo arrivare...".
L'angelo sorrise e Giacomo si rese conto che lo sua domanda, nata dalla curiosità, poteva suonare come una protesta e si dispiacque per il tono delle sue parole.
- "Scusami, Angioletto, non volevo dire così".
- "Non preoccuparti, Giacomo, non c'è alcun problema. Forse sono io che devo spiegarmi meglio, completando lo frase: 'Tutti ti aspettano, anche se non lo sanno' ". In quel momento la porta si aprì di colpo e lo bambina si ritrovò di fronte a Giacomo. L'angelo era già svanito. Rimasero a guardarsi incuriositi, come due ragazzini che si incontrano per la prima volta a scuola durante l'intervallo.
- "Ciao, Emily".
- Io mi chiamo Giacomo".
- "Sì, e... sei un amico dei miei fratelli".
- "No... Cioè, sì ...?".
Si sentì la voce di un domestico impegnato in una conversazione telefonica, e Giacomo s'infilò di corsa nella camera di Emily, che impaurita reagì: - "Ma, che fai?".
Giacomo le fece segno di far silenzio e a gesti la supplicò di entrare anche lei. La bambina, per niente convinta, scappò via da lui correndo e chiudendo la porta di schianto.
- "Santo cielo!", sospirò Giacomo, che, addossandosi alla parete, si lasciò scivolare fino a ritrovarsi seduto, con le mani sul viso.
- "Angioletto mio! E ora come faccio?". Non ci fu risposta. Passò un lungo, interminabile minuto... Giacomo si sentiva come quella volta in cui suo padre l'aveva sorpreso ad andare in bicicletta nonostante quel giorno gliel'avesse già proibito.
Sussultò dallo spavento quando udì che bussavano alla porta. Tutto rannicchiato, con le braccia sopra la testa e la faccia tra le ginocchia, sentì che la porta si apriva lentamente.
- "Sei ancora lì?" gli disse la bambina, a bassa voce.
- "Uff!" sospirò sollevato Giacomo: "Certo che sono ancora qui! Che ti aspettavi? Che ti inseguissi?".
La ragazzina entrò e chiuse la porta.
- "Scusa, ma è che io non ti conosco per niente".
- "Ma ti ho già detto che mi chiamo Giacomo".
- "E credi che questo mi basti? Potresti chiamarti anche... Alberto, no?".
La ragazzina sorrise vedendo che Giacomo era simpatico e che aveva avuto il coraggio di rimanere nella stanza pur sapendo quale "pericolo" stava correndo. Il fatto che la bambina fosse tornata indietro senza dare l'allarme, forse era in gran parte merito del suo angelo custode. Giacomo si rialzò in piedi e affrontò con coraggio la sua missione: - "Emily, scusa se non ho il tempo per spiegarti la stranezza della mia presenza qui e perdonami per il modo in cui sono entrato in casa tua, senza aver bussato alla porta, e nella tua stanza, senza averti chiesto prima il permesso".
- "Eh, sì, tutto questo è incredibile" gli rispose la ragazzina, "Ma almeno puoi dirmi perché sei qui?".
- "Certamente, è a questo che voglio arrivare".
La bambina si sedette sopra una grande palla azzurra, che era in realtà una poltrona, e invitò Giacomo a fare lo stesso sull'altra poltrona... cioè la palla rossa.
- "Emily, ho saputo che vorresti preparare il Presepe con Gesù Bambino qui, a casa tua, ma che i tuoi genitori non vogliono".
- "E come l'hai saputo?".
- "Senti, non ti ho giù detto che non ho tempo per darti spiegozioni? Altrimenti non farò in tempo a far niente".
- "Ma a me interessa saperlo! O ti pare normale che qualcuno sappia quel che tu hai detto e pensato senza averlo mai raccontato a nessuno? Te ne staresti tranquillo?".
- "E va bene. Hai ragione. Facciamo un patto".
- "Quale patto?".
Giacomo si alzò in piedi, sotto gli occhi della ragazzina. Fece un giro per tutta la stanza e guardando dalla finestra le rispose
- "Quale?... Be', che ti racconterò tutto se non mi fai altre domande".
- "Mi pare lo stesso, ma va bene".
Qualcuno ha detto che i bambini fanno amicizia in fretta. Il caso di Giacomo ed Emily ne è un esempio. In cinque minuti si erano già incontrati, separati, riconciliati e soprattutto avevano raggiunto un accordo! Iniziò allora un dialogo che doveva necessariamente dare una grande speranza a Emily.
- "Tu sai perché i tuoi genitori non vogliono il Presepe qui, in casa tua, che, tra l'altro, è davvero bellissima?".
- "Beh, mamma in realtà lo vorrebbe. È papà che non me l'ha mai permesso".
- "E cosa dice lui?".
- "Che non ce n'è bisogno".
- "Che non ce n'è bisogno?".
- "Sì, solo questo..." ripeté Emily: "Che non ce n'è bisogno!".
- "Ah!"
- "Ah cosa?".
- "Niente, è che credevo di dover affrontare un tipo come Erode, Nerone o gente di quello stampo".
- "Ma che stai dicendo?".
- "Niente, niente... Penso che il tuo papà abbia solo un po' di 'raffreddore dell'anima' e ora noi gli daremo la sua medicina".
Emily era piuttosto confusa perché non aveva alcuna idea del rapporto di Giacomo con il suo angelo custode e tanto meno del compito che il ragazzino aveva ricevuto direttamente dalla Sacra Famiglia, con tutti i diritti e i privilegi che questo comportava. Ma Emily si fidò e ciò va a suo merito. Giacomo prosegui:
- "Emily, devi farmi la cortesia di portarmi in soffitta".
- "E che vuoi fare? Se i miei se ne accorgono si arrabbieranno con me". Allora Giacomo, volendo tener fede al loro patto, le concesse una prima spiegazione:
- "Senti, io sono venuto qui perché ho fatto una promessa a Gesù Bambino, e lui l'ha presa sul serio. Perciò ti chiedo: ti ricordi di avergli chiesto o promesso qualcosa anche tu?".
Emily alzò i suoi occhioni azzurri e il suo volto si illuminò, mentre ritornava con la mente alle sue preghierine.
- "Sì! Certo che ho chiesto e promesso tante cose a Gesù Bambino, e anche alla Madonna!".
- "Allora," riprese Giacomo, "sappi che sono stati loro a mandarmi qui per aiutarti. Andare in soffitta è parte della risposta".
Il mistero dell'amore natalizio rifiori improvviso nel cuore di Emily, restutendole luce e calore, come quando i raggi del sole trafiggono come spade luminose le nubi più spesse.
- "Andiamo!" rispose la ragazzina ed entrambi uscirono dalla stanza, determinati, ma con la dovuta prudenza. Una porta alla fine del corridoio si affacciava sulla scala che portava direttamente in soffitta. Emily accese una luce che illuminò un ambiente ingombro di cianfrusoglie, di scatole, di registri, di vecchi quadri, di candelabri e di libri d'ogni genere.
Giacomo si apri un varco tra mobili e sedie accatastate e... - "E qui!" gridò entusiasta.
- "Cos'hai trovato? La medicina per mio padre?".
- "Esatto, ma vediamo se c'è tutto quello che mi ha detto Angioletto".
- "Angioletto?".
- "Si... be', è un amico. È lui che mi ha portato qui".
- "Ma chi è? E dov'è?".
Giacomo fissò gli occhi di Emily, che riflettevano la bontà e la semplicità della sua anima. Il ragazzino avrebbe davvero voluto spiegarle tutto, fin nei minimi dettagli, ma non si sentiva capace di descrivere... un angelo. Ma, in quel momento, ebbe la certezza che lei avrebbe potuto intuirlo, se lui le avesse dato almeno un indizio. Le rispose:
- "E qui con noi, insieme al tuo angelo custode".
Emily annuì con un sorriso, e aiutò Giacomo a sollevare il baule. Lo posarono sopra a un tavolo.
- "Ma, Giacomo, che c'è qui dentro?".
- "Adesso lo vedremo".
Il baule aveva un lucchetto, ma Giacomo non sembrò preoccuparsi. Infilò la mano in tasca e prese una chiave. La ragazzina non credeva ai suoi occhi: - "Hai la chiave? Com'è possibile?". A Giacomo parve buffa l'espressione sorpresa di Emily. Ma la sua spiegazione fu semplicissima, e in qualche modo comprendeva anche tutto il mistero di questa incredibile avventura:
- "Angioletto me l'ha messa in tasca un attimo prima che tu aprissi la porta della tua camera".
- "Ah!".
La chiave entrò perfettamente nella serratura, e Giacomo aprì il baule. La luce tornò ad illuminarne il contenuto, dopo chissà quanti anni. Quelle ombre sembravano trafitte da tutto quel chiarore.
- "Prendilo", disse Giacomo alla bambina. Lei infilò le mani nel baule e prese una preziosa statuina di Gesù Bambino. Era sbalordita. La baciò e la porse a Giacomo, che la baciò a sua volta, ripensando alla sua recente visita alla Grotta della Notività. Giacomo continuò:
- "Emily, questo Natale sarà speciale per la tua famiglia. Ora che tuo padre non è in casa, avrai a disposizione alcune ore per preparore il presepe nel salone, con l'aiuto della tua mamma e dei tuoi fratelli. Stai tranquilla, vedrai che ti aiuteranno subito. Quando arriverà tuo padre, abbraccialo più forte che puoi, prendilo per mano e portalo davanti al Presepe. Quel che ti posso dire è che questa statuina lui la ricevette in dono, quando aveva la nostra età ed era chierichetto. Con il passar del tempo, purtroppo, la sua fede si è raffreddata e non ha coltivato la sua amicizia con Gesù... arrivando così a dire che del Presepe, a Natale, 'non ce n'è bisogno'. Il piano di Gesù Bambino - che non può fallire - è di andargli incontro di nuovo, come la prima volta, e in questo Lui è veramente uno specialista".
Emily, ancora con la statuina tra le mani, restava in silenzio e fissova Giacomo con un profondo sentimento di ammirazione e di gratitudine. Una lacrima le scivolò sulla guancia. Il bambino l'asciugò con una carezza.
- "Non so come ringraziarti, Giacomo".
- "Ringraziarmi? No, non devi ringraziare me. Ringrazia Gesù Bambino, che hai tra le mani. Ti assicuro che è un bimbo bellissimo, il più tenero che sia mai esistito e che mai esisterà".
- "Tu lo hai... visto?".
Giacomo rispose con un sorriso, chinò la testa e baciò ancora Gesù Bambino.
- "Emily, il tempo vola. Va' e prepara il primo Natale a casa tua, il primo che festeggerai con i tuoi genitori e i tuoi fratelli. Non lo dimenticherai mai, perché vedrai tuo padre tornare bambino, nel suo cuore".La bambina si diresse alla porta, ma dopo un attimo tornò di corsa sui suoi passi per dare un bacio sulla guancia a Giacomo, che diventò rosso come un gambero. Emily si avviò di nuovo e quando arrivò alla porta, si fermò e si voltò ancora indietro, ma Giacomo non c'era più. C'era solo quel vecchio baule, ora aperto e pieno di luce: uno sfolgorante raggio di sole filtrava attraverso la finestrella, fugando tutte le ombre che per anni l'avevano riempito.
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