a cura di suor Teresa Benedetta carmelitana di clausura
Bianco è luce, candore, trasparenza, castità. Bianco è bellezza della luce. Dietro il bianco, ci può essere una speranza, un programma di vita. E se il bianco è quello dell'Ostia consacrata, può addirittura mutare la nostra visuale rispetto ai problemi della quotidianità. E' la forza dirompente, folgorante del bianco che sprigiona l'Ostia consacrata custodita nell'ostensorio.
E' il bianco che ridimensiona, annulla talvolta tutte le luci circostanti, è il bianco che diviene faro spirituale per tutti coloro che si mettono in sentita, fervida posizione di adorazione dinanzi al Sacramento. E' suggestivo davvero quel bianco che sa di Candore, quasi di angelico, di celestiale che si sprigiona dalla Ostia consacrata. In genere, quando viene esposta negli spazi di adorazione, l'ostensorio è circondato di tante luci, che talvolta, per esprimere alleluia, diventano quasi accecanti.
Luci dappertutto. Sembra una sinfonia di luci, un coro di luci, quasi a sostegno di un palpito che vola verso il Cielo. Sono luci che intendono esaltare il bianco dell'Ostia consacrata, che, invece, assume via via una posizione autonoma, distaccata per disfarsi di quelle artificiali dell'uomo e brillare di una propria, diversa, quasi magica, espressione di una forza misteriosa che viene dall'atto di consacrazione. Poi, quando lo si mette in una specie di tronetto e all'interno di una penombra, l'ostensorio pare proiettare una carica spirituale che scuote il proprio intimo, che sembra sollecitare un abbraccio, superando ogni forma di soggezione, verso il divino. E questo itinerario spirituale diventa più forte nel momento in cui l'Ostia consacrata si sposta dal tabernacolo all'ostensorio, quasi che la si possa toccare per mano, avvicinando quel Gesù, vivo e vero nella Eucarestia, al suo popolo orante e adorante.
Sì, perché è il cambio della collocazione che prova tale commozione. Il fatto è che nel Tabernacolo Gesù è sempre presente, ma quel bianco sfavillante e dolce, nel contempo, insito nell'Ostia si nasconde dietro una porticina, che dà l'idea dell'inaccessibilità e tale lo è in pratica, perché ad operare è sempre un sacerdote o chi abilitato a farlo dalla Chiesa.
Quando l'Ostia è portata fuori dal Tabernacolo per essere messa all'adorazione dei fedeli, tutta la bellezza di quel bianco emerge in modo quasi prepotente e dirompente, sino a toccare la profondità dell'animo di chi si approccia al momento di adorazione. Tante volte quel bianco quasi incanta anche coloro che pregano, i quali vanno in una condizione di estasi nell'ammirare il bianco dell'Ostia, che sembra emanare un profumo di santità. Quel bianco così splendente è lo stesso volto ammaliante e misericordioso di Gesù, che nell'Eucarestia continua la sua opera terrena, il suo incitamento a trovare la strada della salvezza. In quell'Ostia così imbiancata di candore paterno, si intravede il Gesù che ci incoraggia, si avvicina a noi, si porta in mezzo a noi per non farci sentire soli, a dirci: " Non vi preoccupate, al vostro fianco ci sono io " . Si rinnova così ogni giorno l'incontro con Gesù attraverso il Sacramento, con una luce particolare che ci riporta al bianco dell'Ostia consacrata. Un bianco che è luce, indirizzo spirituale, guida per i nostri giorni, per la nostra salvezza. Dunque, un bianco come una sorta di cometa che deve guidare i nostri passi.
Nessun commento:
Posta un commento