Presso il fiume San Lorenzo vennero ad abitare una mamma e una bambina. Gli scolari chiassosi che passavano vedevano un batuffolo biondo di quattro anni seduto perpetuamente sopra una sedia a rotelle. Li guardava passare e sorrideva. Un giorno, Roby disse agli amici di quarta elementare: - Ma che ha quel cosino da guardarci sempre come se fossimo pinguini del Polo Nord? E perché è sempre seduta e non cammina mai? Venite, andiamo a vedere.
Fu così che un gruppo di scolaretti comparve sul sentiero e si fermò a pochi passi da Nancy Hamilton. Essa sorrise ancora, e con la mano fece loro cenno di venire avanti.
Roby salì i gradini, e toccandole sgarbatamente i piedi domandò: - Cos'hai che non cammini come noi?
La mamma, giunta in quel momento, stava per rispondere a quell'importuno di filarsene via, ma Nancy fu più lesta di lei: - I miei piedi non vanno svelti. Però mi piace giocare e avere degli amici.
Roby ridiscese lentamente.
- È malata - disse ai compagni. - Però è buona. L'indomani quella squadretta ritornò con mazzi di fiori campestri, e Nancy batté freneticamente le mani di gioia. Quegli scolaretti furono i suoi primi amici.
Era nata così, con i piedi enormemente gonfi, per un tumore inguaribile. E anche le due ultime dita della mano sinistra erano malate.
Suo papà era morto in un incidente automobilistico poco prima che essa nascesse. Sua mamma, la sua carissima « Pa », lavorava tutto il giorno per lei.
«Potrei avere delle scarpette rosse?» - Il Natale di quell'anno, mamma la condusse a vedere Babbo Natale. Nel reparto giocattoli di un grande magazzino una fiumana di bambini eccitati sfilava davanti ad un bel vecchio vestito di rosso, con la grande barba bianca. Ognuno gli sussurrava all'orecchio i giocattoli che desiderava. E il buon vecchio, mettendo le mani in enormi scatoloni che lo circondavano, estraeva bambole, pattini, palloni colorati...
- Pensa a qualche cosa da domandare a Babbo Natale - sussurrò la mamma a Nancy. - Chiedigli quello che vuoi. Nancy le fece cenno di sì con la testa. La fila ondeggiò. Toccava a lei. - Per piacere, Papà Natale, potrei avere un paio di scarpette rosse?
Gli occhi di Babbo Natale si fissarono sui piedi gonfi della bambina, e rimasero interdetti. La mamma intervenne: - Nancy per ora non può portare le scarpe, ma un giorno le avrà.
Babbo Natale posò un bacio sui capelli di seta, brillanti come l'oro, della fanciullina.
- Se sarai brava - le disse - io ti farò preparare dai miei aiutanti un bel paio di scarpette rosse, e un giorno te le manderò. E intanto, non vuoi una bella bambola?
Nancy sorrise, e disse con un filo di voce: - Sì, una bambola, e anche una carrozzella, perché forse anche la mia bambola avrà male alle gambe...
Il tumore si è ridestato - Passarono gli anni. Nancy guardava i suoi amici correre e rotolarsi nei prati. Eppure nei suoi occhi non c'era rimpianto. Sorrideva e batteva le mani. E diceva alla mamma: - Sono tanto contenta accanto a te, Pa.
Ma un giorno s'ammalò di morbillo. Quando guarì, il piede sinistro cominciò a farle male, sempre più male. La mamma la condusse da un giovane medico. Quanti l'avevano già visitata! Mamma portava con sé una cartella rigonfia, dove c'erano tutte le dichiarazioni e le radiografie eseguite negli anni precedenti. Il giovane medico esaminò il piede gonfio ed irritato, e consultò tutto l'incartamento. Poi in disparte alla mamma disse: - I dottori sono propensi a credere che operarla, con quegli enormi vasi sanguigni, sarebbe come far esplodere una bomba. Ma il male che sente la bambina e l'irritazione evidente è segno che il tumore si è ridestato. Se non operiamo, la bambina potrà vivere ancora per breve tempo. Se permettete, io mi ci proverò. Il rischio è grave, ma, se voi accettate, mi sento disposto a tentare l'operazione.
Nancy aveva quasi nove anni. La mamma le spiegò tutto. Essa acconsentì, anzi, si mise ad attendere l'operazione con impazienza. Il giorno fissato fu portata nello studio del giovane medico.
Cominciarono mesi terribili. Le operazioni si succedettero a brevi intervalli. Raggiunsero e superarono il numero di trenta. Anche le due dita della mano sinistra, ora, cominciarono a farle male. L'operazione chirurgica alla mano durò tre ore. La fasciatura doveva restare per una settimana.
Fu la settimana più terribile. Le sofferenze erano acutissime. Piangeva spesso. La consolavano soltanto, a tratti, i dischi con le melodiche canzoni cantate da Bing Crosby.
Quando, otto giorni dopo, il dottore le tolse la fasciatura, le dita erano violacee, quasi nere. L'operazione non era riuscita. L'indomani il dottore le amputò le due dita.
Alcuni giorni dopo, nello studio del dottore, Nancy afferrò la mano del medico. Egli si chinò ad ascoltare ciò che voleva confidargli.
- Volevo soltanto dirvi grazie, perché mi avete messo a posto la mano - sussurrò.
Sale, acqua e un vestito bianco - L'ospedale in cui veniva operata era un ospedale cattolico, mentre lei e la mamma erano protestanti.
Un giorno Nancy mostrò a Pa un rosario regalatole da una suora. « Com'è bello! » le disse la mamma mettendoglielo attorno al collo come una collana. Ma lei se lo levò.
- Un rosario non è fatto per portarlo al collo - le spiegò. - Lo si tiene in mano e si prega. A ogni grano si dice una preghiera alla Madonna, ed essa mi racconta tutta la storia del suo Figlio Gesù.
Poco dopo Nancy ebbe un'altra operazione. Durante la convalescenza, la mamma la trovò nel lettino che stava leggendo un piccolo catechismo, datole da un'infermiera. Appena la vide esclamò: - Mamma, voglio farmi cattolica!
- Ma lo desideri proprio? - le domandò sconcertata.
- È Dio che ha desiderio di me, mamma. È il desiderio più grande che mai possa avere.
Fu battezzata il giorno in cui compì nove anni. Mamma passò la sera precedente a preparare il vestitino bianco per la sua piccola. La cappellina dell'ospedale era piena da straripare. Volevano tutti bene a quella bambinetta dal sorriso perenne.
- Che domandi alla Chiesa di Dio? - l'interrogò il sacerdote.
- La fede - rispose la fanciulla.
- E che ti dà la fede?
- La vita eterna.
Ricevette il sale della saggezza, l'acqua battesimale, il vestito bianco come l'anima sua, il cero ardente come la fede. Il giorno dopo, alle otto, fece la sua prima Comunione. Qualche mese dopo anche sua mamma, istruita e battezzata, si accostava alla balaustra a ricevere Gesù con la sua bambina.
Una gabbia vuota - Le piacevano enormemente i gelati, batteva freneticamente le mani davanti alla bottiglietta di Coca-cola gelida, si tuffava negli albi di avventure a colori, e accompagnava con voce flessuosa i ritornelli delle canzoni che la radio trasmetteva. Ma ciò che le piaceva di più era la gioia degli altri. Donava tutto ciò che aveva per vedere felici le persone che le stavano attorno. Regalò il suo cagnolino, la sua chitarra, i suoi libri preferiti, le sue statuette di porcellana. Regalava con un gesto vivace, improvviso, come per staccarsi da un tesoro prima di avere il tempo di ripensarci.
- Spero che un giorno non regalerai via anche me! - protestava la mamma.
Nancy la pregò un giorno di portare il suo canarino ad una donna molto vecchia, disperata per la morte di un suo uccellino. Tornando, mamma la vide piangere presso la gabbia vuota.
- Ma perché l'hai voluto dar via, se gli volevi cosi bene? - Oh mamma, proprio perché gli volevo tanto bene. Così ho regalato tutto il mio amore alla vecchia signora. Mamma ha annunciato che ora andranno in una casa nuova, poco lontana da quella vecchia. Nancy ha raccolto i suoi libri, i calendari, le fotografie. Una lucente Cadillac la trasporta nella nuova casa bella come un nido di fate. Dalla terrazza, ora essa guarda pensosamente un bulldozer che comincia a demolire la sua casa vecchia. Mamma le è accanto.
- A che pensi?
- Penso, mamma, che la nostra vera casa è in cielo - dice semplicemente. - E che nessun bulldozer potrà distruggerci la bella casa che Dio ci darà lassù.
Soltanto una scarpetta rossa - Tredici anni. Il tumore, che sembrava vinto, si è ridestato una seconda volta. Bisogna amputare la gamba sinistra. La mamma è costernata.
- Non fa nulla mamma, - le dice sorridendo Nancy, - vuol dire che compreremo soltanto una scarpetta rossa... Vuole organizzare una festa, l'ultima festa prima di entrare all'ospedale, la «festa dell'entrata». Arrivano i suoi amici. Ha preparato con le sue mani una grossa torta. È una giornata di gioia esplosiva. Gli amici fanno il girotondo attorno a Nancy, che batte le mani e ride felice. Anche mamma, tra tanta gioia, riesce a nascondere la sua tristezza.
Alla sera, mentre la casa è tornata silenziosa, le sussurra: - Dio mi vuol bene, mamma. Con lui tutto è gioia. Anche andare all'ospedale è una gioia, perché lui viene con me.
La mattina dopo, rizzandosi sul letto, fa un allegro saluto militare alla mamma che viene a prepararla: - Partiamo per la battaglia, mio generale!
Ma la malattia ormai è inarrestabile. Anche la gamba destra è sacrificata.
- Mamma, non piangere, le scarpette rosse le metterò in Paradiso.
Tutta l'America, attraverso il servizio di un giornalista trasmesso per televisione, ha sentito parlare di Nancy, della piccola sofferente che sorride sempre. Sul suo letto si ammucchiano montagne di regali. Il celebre cantante Bing Crosby le manda il suo aereo personale per portarla a Lourdes.
La bianca Signora affascina Nancy. Ai piedi della grotta mamma le sussurra: - Hai chiesto alla Madonna che ti guarisca?
- Oh, no. Alla Santa Vergine ho detto « grazie » per avermi dato una mamma brava come sei tu, per avermi dato tanti amici, e per avermi dato la fede. E anch'essa mi ha detto « grazie», perché io soffro per lei.
Quattordici anni. Il piccolo cuore, sfinito, s'arresta per sempre. E’ il 7 giugno.
La mamma, sul suo diario intitolato Scarpette Rosse, scrisse: «Gesù, ricevila con gentilezza. Oggi era tanto stanca. Tentò molto di nascondere il suo dolore e di frenare le lacrime. Tu sai quanto ha sofferto, o Signore, come sempre ti ha amato. Tu sai quanti terribili dolori sapeva nascondere con un sorriso. Perciò ricevila gentilmente, o Gesù. Sono sicura che tu le dirai che la Croce che ha saputo portare così pazientemente è divenuta la sua corona di gloria».
Tratto da: “Grazia – Nancy – Anna” ED. ELLE DI CI Torino – Teresio Bosco
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