martedì 22 marzo 2011

A MEDIUGORIE SONO STATO TOCCATO DA CRISTO

Intervista con il Dr. Herbert Seibold, medico e pellegrino di Medjugorje
A maggio del 2009 abbiamo fatto un pellegri­naggio a Medjugorje. Durante questa settimana, come partecipanti abbiamo potuto essere testi­moni di una inattesa testimonianza di fede. Nella nostra comunità, il Dr. Herbert Seibold, da molti anni pellegrino di Medjugorje, ha reso testimoni­anza di una esperienza di Cristo che gli è stata donata sulla collina delle apparizioni. La sua te­stimonianza di fede ci ha profondamente com­mossi e ci ha spinti a rivolgere un'intervista al Dr. Seibold.

Dr. Seibold, Lei è stato già otto volte come pellegrino a Medjugor­je. Che cosa significa Medjugorje per Lei?

È soprattutto la vicinanza della Madon­na che, benché razionalmente sia inspie­gabile e difficile da collocare, eppure è chiaramente percepibile. Una profonda pace interiore ed esteriore pervade e ri­colma noi pellegrini durante la Santa Messa e l'adorazione eucaristica.

Al mattino la giornata inizia con le lodi. Alle 9 viene celebrata la Santa Messa con i pellegrini tedeschi, accompagnata con canti e strumenti musicali dalle suore della Comunità delle Beatitudini.

Vuole rendere i lettori del Ge­betsaktion Medjugorje Maria-Re­gina della Pace partecipi della Sua particolare esperienza di Cri­sto?

Si, perché nessuno crede solo per sé stesso. Durante la mia seconda visita a Medjugorje ho avuto un intenso incontro con il Salvatore crocifisso (il mio vocabo­lario è troppo povero per esprimere ade­guatamente questa esperienza). Se po­tessi riordinare gli eventi in ordine tempo­rale, stavo recitando il Rosario sulla colli­na delle apparizioni. Mentre meditavo in preghiera i misteri dolorosi del Rosario davanti al gruppo della crocifissione, ho dato uno sguardo fugace alla croce ed ho sentito un intenso dolore nell'anima, un dolore non paragonabile a nessun altro dolore che avessi provato prima nella vi­ta. Eppure allo stesso tempo questo dolo­re era ricolmo (mi dispiace profondamen­te per l'inadeguatezza del mio linguaggio) di felicità e di gioia per ciò che Cristo ha sofferto per noi. Il mio corpo era diviso tra l'intima sopraffazione, il dolore ed anche la gioia. Subito il mio corpo fu contempo­raneamente scosso da forti vibrazioni e da un intenso tremore.

Nella mia vita non ho mai provato una condizione simile, una concordanza tale tra anima e corpo! Come medico, sono estremamente critico nei confronti di tali fenomeni e prima di questa mia personale esperienza ho messo fortemente in dubbio racconti di eventi simili.

Anche Lei, come ha sperimenta­to e scritto l'Apostolo Paolo, è stato "toccato da Cristo"?

Ne sono convinto, per la prima volta nella vita ho capito totalmente, con l'ani­ma e con il corpo, che cosa significa nella sua essenza la crocifissione di Cristo. So­no stato toccato da Cristo! Cristo mi si e rivelato nella Sua potenza (perdonate la povertà della mia espressione) . Si è im­padronito di me. Cristo ha pervaso la mia anima con un dolore incomparabile ed una gioia inesprimibile. Nello stesso tem­po il mio corpo è stato scosso da un tre­more incontrollabile. La sopraffazione del corpo era di una intensità tale che io stes­so non avrei saputo arrestarla con la più grande forza di volontà. Non soffrivo di iperventilazione, ma non riuscivo a inter­rompere con la mia volontà il tremore e lo scuotimento del corpo. Non è stato un in­contro personale. Cristo non è sceso dal­la croce e non mi si è mostrato nelle Sue sembianze. Non ho avuto neanche una percezione vocale. Cristo mi ha toccato e mi ha pervaso in questo modo!

Questa esperienza risale ad al­cuni anni fa ed è rimasta vivida nella Sua memoria. Ha lasciato dei segni permanenti nella Sua vi­ta?

Indubbiamente sono stato segnato da questa esperienza di Cristo. Ho scoperto un nuovo valore per gli anni che ancora mi restano.

Sicuramente si è rafforzata la mia at­tenzione per il prossimo. E' aumentata la mia sensibilità nelle relazioni sociali, sono maturato nell'amore e nel senso di res­ponsabilità verso la mia famiglia e i miei parenti. A questa crescita sono stato gui­dato, non è un mio merito personale. Mi chiedo ancora: "E' stato un dono della Madonna, proprio secondo il motto: a Ge­sù per mezzo di Maria?".

Dr. Seibold, come ha interpreta­to questo incontro?

Ritornando in autobus verso l'aeropor­to, siamo stati invitati dal nostro capo­gruppo a raccontare ai compagni di viag­gio una eventuale esperienza di particola­re portata, per renderveli partecipi. Capi­vo a livello intuitivo che sicuramente ciò che avevo vissuto non era destinato solo a me, ma sul momento ho avuto una inti­ma reticenza, una riluttanza ad esprimere a parole ciò che avevo vissuto come gra­zia profonda e immeritata, e a confidarlo ai miei compagni. Per me significava ri­velare qualcosa, quasi una perdita!

Più tardi, dopo la mia testimonianza di fede, la nostra guida ha raccontato un episodio simile accaduto ad un suo co­noscente. Durante la funzione religiosa e le preghiere conclusive, questo pellegrino aveva pianto e singhiozzato per ore. Il pellegrino aveva cercato in un convento di frati trappisti una spiegazione teologica al fenomeno che aveva vissuto. Il mo­naco a cui si era rivolto interpretò i fatti come un rimorso totale dettato dall'amore alla vista della croce.

Io stesso ritengo questa inattesa espe­rienza di Cristo come una mia personale e colpevole partecipazione alla Sua soffe­renza e morte di croce e come un mio profondo atto di rimorso per la mia colpe­volezza come peccatore, di cui obiettiva­mente ero ben consapevole già prima di questo avvenimento, ma che soggettiva­mente, con anima e corpo, non avevo mai provato in modo così consapevole e con una simile intensità.

Dio, nella Sua molteplicità, indi­ca agli uomini strade diverse. Lei si è confrontato con altri pellegri­ni che hanno avuto esperienze si­mili?

A Medjugorje molti pellegrini, anche persone con nomi famosi, hanno provato questo forte pianto inspiegabile e inarre­stabile, che non corrisponde alla loro in­dole abituale. Dopo aver superato lo smarrimento, hanno riconosciuto pubbli­camente e testimoniato la propria esperi­enza senza temere alcun rischio, né una perdita di prestigio. A lungo termine han­no dovuto imparare a gestire lo smarri­mento, la momentanea o persistente in­comprensione di chi li circonda e una nuova e diversa valutazione della propria personalità. Si capisce da sé che la loro vita ha trovato una nuova finalità e non poteva più essere vissuta secondo i mo­delli seguiti fino a quel momento. Coloro che hanno vissuto questa esperienza hanno di conseguenza cambiato radical­mente la propria vita e probabilmente hanno incontrato anche degli svantaggi. La loro vita in fase di ristrutturazione non è trascorsa senza dolore, battaglie e ri­nunce, però è anche ricolma della gioia di essere in cammino verso una vita di pro­fondo orientamento cristiano.

Che ripercussioni ha avuto que­sta esperienza a Medjugorje sulla Sua vita e sulla Sua fede?

Seguo regolarmente l'invito della Ma­donna a leggere ogni giorno alcuni pas­saggi della Bibbia, e inoltre ho partecipato a sei corsi biblici per approfondire lo stu­dio della Sacra Scrittura. La mia condizione di pensionato mi permette ampiamente di adempiere alle richieste che la Madonna fa nei Suoi messaggi. Però non posso digiunare a pane ed acqua per motivi di salute. Nei giorni di digiuno faccio dei sacrifici com­misurati, ma di altro genere.

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