Maria è sempre vicina ai suoi figli, ma con le sue apparizioni vuole darci una conferma straordinaria della sua continua presenza di mediatrice di ogni grazia per la salvezza dell'umanità. Ricordiamo specialmente Lourdes nel secolo scorso; Fatima, in questo secolo.
Mi soffermo in particolare su Fatima perché quest'anno ricorre il 35° della Consacrazione dell'Italia al Cuore Immacolato di Maria, compiuta a Catania il 13 Settembre 1959, a conclusione del XVI Congresso Eucaristico Nazionale.
Non avrei mai pensato che episodi fortuiti, come l'incontro con il mio vecchio Rettore di collegio nel 1942, che per primo mi parlò di Fatima; una processione con la Madonna in una notte di guerra (1944) tra la folla che gridava "pace, pace"; e una mia lettera al Card. Lercaro, avrebbero segnato fortemente la mia vita e inciso anche sulla vita religiosa e civile dell'Italia.
La Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.), appena costituita e di cui faceva parte l'allora Card. Montini, futuro Paolo VI, nella sua prima seduta, espresse all'unanimità come prima proposta, di fare la consacrazione dell'Italia al Cuore Immacolato di Maria.
Era il risultato di molti interventi, fatti in tempi e circostanze diverse fin dal 1942, da parte di Vescovi, sacerdoti, teologi, scrittori e umili fedeli, che, mossi dallo Spirito Santo e desiderosi di accogliere le richieste della Madonna e i ripetuti inviti del Papa Pio XII (anche pochi giorni prima di morire), maturarono nella Chiesa d'Italia questo atto doveroso e carico di significato verso la Madre SS.ma Maria.
La proposta fu presentata al grande Papa, Giovanni XXIII, nell'udienza del 13 dicembre 1958, che l'accettò. La C.E.I., per la sua attuazione, incaricò il Comitato Nazionale Mariano di fare un programma pratico, adatto ed efficace per sensibilizzare l'opinione pubblica in modo da coinvolgere tutta la Nazione.
Appresa la notizia dall'Osservatore Romano, il 7 febbraio 1959, I° sabato, mandai un espresso al Card. Lercaro con la proposta che la statua "Pellegrina" di Fatima visitasse di città in città l'Italia, per preparare tutti gli italiani alla Consacrazione.
L'idea fu approvata dalla C.E.I. con entusiasmo. Ma chi, come e quando avrebbe attuato questo progetto?
Mi trovavo a Catania (15-30 marzo 1959) per la missione in preparazione del XVI Congresso Eucaristico Nazionale. Il 31 marzo, mentre attendevo il treno per andare pellegrino a Siracusa, mi venne recapitato un telegramma di Mons. Strazzacappa, segretario del Comitato Mariano, con il quale mi pregava di accompagnare come missionario la Madonna di Fatima, dal 25 aprile al 22 settembre, per ben 150 giorni consecutivi. .., passando per le città d'Italia. In venti giorni avrei dovuto organizzare la predicazione, trovare altri missionari, i mezzi di trasporto (aereo, elicottero, auto, ecc.) e prendere accordi con i Vescovi delle città prescelte.
Mi affidai alla Madonna e con mia meraviglia in una settimana risolsi i miei problemi personali a Milano: il Congresso annuale dell'Apostolato della Preghiera (di cui ero direttore diocesano e promotore regionale), la stampa per cinque mesi delle due riviste "Vita in Cristo" e "Lampade Viventi", l'avviamento dell'ufficio, con l'aiuto della presidente diocesana dell'A.d.P., Contessa Alessina di Belgiojoso.
La sera del 9 aprile ero a Roma, dopo aver parlato con i vescovi della Liguria, Toscana, Lazio, prime mete dell'Itinerario Mariano. Non avrei mai immaginato che si aprissero tutte le vie con una facilità unica: sembrava che un angelo guidasse ogni passo e ispirasse le parole.
Ricordo l'incontro commovente con i vescovi di Pavia, Mons. Allorio, con il Card. Siri, i vescovi di La Spezia, Massa, Pisa, ecc. L'arcivescovo di Pisa, Mons. Ugo Camozzo, che ricordava piangendo il suo Tempio al Cuore Immacolato di Maria costruito a Fiume e fatto saltare con la dinamite dai "titini"..., mi confidò che quando nella C.E.I. venne proposta la consacrazione dell'Italia alla Madonna, qualche vescovo, dalla gioia, aveva alzato non una ma due mani... A Livorno, Mons. Andrea Pangrazio mi disse che i livornesi si sarebbero mossi solo se fosse discesa la statua della Madonna di Montenero... Invece per Livorno, come per tutte le città, fu un trionfo di fede e di amore.
In realtà fu una sorpresa per tutti i vescovi, i preti d'Italia e per gli stessi responsabili di questo viaggio, compresi i piloti. Mi sembrava di sognare... per tutto il viaggio: la Madonna travolgeva ogni ostacolo, si appianavano come per incanto tutte le vie... Senza gravi difficoltà si trovarono l'aereo per il Portogallo, gli elicotteri per i voli in Italia, le auto per i missionari, il denaro per tutte le spese.
Spettacoli indimenticabili di fede in ogni città per ben 150 giorni consecutivi, come un rosario itinerante vivente attorno a Maria.
Il Vescovo era il primo ad accogliere e a salutare la Vergine, a presiedere le grandi concelebrazioni, a pronunciare le più toccanti omelie invitanti ad accogliere il messaggio del Cielo. Da quanti vescovi ho sentito ripetere: "Solo la Madonna può compiere queste meraviglie!"
Quante confessioni, conversioni e comunioni. Le chiese erano troppo piccole: spesso bisognava ricorrere alle grandi piazze, agli stadi...
Ricordo la commozione dei vescovi di Gorizia e di Trento, quando per la prima volta nella storia, videro uniti in processione sloveni e italiani a Gorizia, tedeschi e italiani a Bolzano, cantare e pregare la Vergine Maria. Si rinnovava la scena del Cenacolo, dove tutti erano uniti con Maria e gli Apostoli nella preghiera, ascolto della Parola di Dio e nella celebrazione eucaristica.
Ricordo quando il primo pilota, ten. col. Dario Pavan, volle guidare l'elicottero per otto giorni da Pompei a Viterbo per sciogliere un voto allà Madonna. Nel fare le consegne al cap. Mario Badalassi, gli confidò: "Quando ero in volo sopra Pompei, mi sembrò che la statua della Madonna si animasse e prendesse forma viva..., ebbi un brivido di commozione!. .. (lo stesso brivido sentì il missionario accanto a lui, senza che si fossero parlati); questo non è un viaggio come gli altri..., senti la presenza della Madonna; che emozione quando vedi da lontano folle immense che attendono e salutano con lo sventolio dei fazzoletti e le lacrime agli occhi...".
Nel volo da La Spezia a Genova, dopo 47 ore di pioggia scrosciante, il pilota partì dall'aereoporto di La Spezia solo, per prelevare la statua dal piazzale d'Italia, sicuro di ritornare e proseguire poi con le macchine della polizia per Genova. Ma quando fu nel cielo piovoso di La Spezia, si aprì come un tunnel tra le nubi e, senza pensarci, vi entrò diretto verso il passo del Bracco e quindi Moneglia, Portofino... Qui fu investito dal sole che aveva squarciato le nubi formando un perfetto "arcobaleno" che avvolse totalmente l'elicottero. .. Ma un brivido scosse il pilota (e il motorista) quando si accorse di essere in riserva di carburante e c'era ancora un'ora di volo..., tremarono invocando Maria. "Questo volo fallo per me" aveva sentito in cuore partendo da La Spezia. All'arrivo felice a Genova, abbracciò la Madonna come una persona viva, la più cara al mondo...
Tra gli innumerevoli episodi ricordo la guarigione improvvisa di P. Pio gravissimo, mentre sorretto dai frati, saluta dalla finestra la Madonna sull'elicottero che sta sorvolando il convento prima di partire (6-8-1959).
Tutte le fatiche, i sacrifici e le peripezie di questo viaggio indimenticabile erano ricompensate dalle gioie ineffabili e dalle grazie che ci preparava a sorpresa la Mamma più buona, più premurosa e potente.
Queste folle sterminate che accorrevano a ondate giorno e notte attorno a Maria, chiamate da Lei con una voce irresistibile di Mamma, i confessionali assiepati da penitenti in tutti gli angoli..., milioni e milioni di comunioni... , mi davano la certezza che era presente Lei, la grande Missionaria, la Madre di misericordia, la Regina dei cuori.
Come era bello, facile e spontaneo, credere a Lei, affidarsi al suo Cuore! Si comprende più facilmente che credendo alla Madre, si ritrovava Gesù, suo figlio e nostro fratello, si scopre la Chiesa.
La Madonna non è passata invano per l'Italia 35 anni fa: i Vescovi hanno stretto tra Lei e la Patria un'alleanza d'amore filiale che non sarà spezzato.
L'ora che viviamo è grande, "più grande di noi". La responsabilità dei cattolici d'Italia uniti ai loro Vescovi è enorme, sia per le sorti spirituali sia per quelle terrene anche di tutti i fratelli d'Europa e del mondo. Sono in gioco problemi urgenti e gravissimi di portata nazionale e internazionale, nei quali, se crediamo al disegno di Dio per la salvezza di ogni uomo, dobbiamo sentirci coinvolti, non come spettatori passivi, ma come protagonisti d'amore in un servizio umile, nascosto ma potentissimo, perché la battaglia della vita la vince solo chi ha la fede e l'amore. (...)
P Mario Mason S.I.
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